Due presidenti d’America nella penna di Fidel

agosto 20, 2009

I nostri mezzi di comunicazione non fanno nessun caso alle “Riflessioni” che, a intervalli che dipendono dagli eventi nazionali ed internazionali, il “compagno Fidel” sta scrivendo dal febbraio di quest’anno, cioè da quando ha rinunciato a quasi tutti i suoi incarichi di governo. Eppure, proprio in questi giorni ha dato il suo interessante punto di vista su due Presidenti americani, forse, in questo momento, i due Presidenti americani di maggiore peso politico: Hugo Chávez e George W. Bush.

Il punto di vista di Fidel può, ovviamente, non essere condiviso, ma certo è un punto di vista insolito, stimolante per chi non si può accontentare del “pensiero unico” ormai distillato dai nostri principali mezzi di informazione.
Ho tradotto qui, per il mio taccuino, il sintetico ritratto che Fidel fa di Chávez; ne emergono elementi di una politica nuova, ribelle all’ordine costituito ma sensata. Una politica che potrebbe forse essere presa in considerazione dagli analisti per le indicazioni che offre su come riequilibrare il mondo. Scrive Fidel:

Hugo Chávez è un soldato venezuelano nella cui mente hanno germogliato in maniera naturale le idee di Bolívar. Basta osservare il modo in cui il suo pensiero ha percorso tappe diverse dello sviluppo politico a partire dalla sua umile origine, dalla scuola, dall’accademia militare, dalla lettura della storia, dalla realtà del suo paese e dall’umiliante presenza del dominio yankee.
Non era un generale e non aveva ai suoi ordini le istituzioni armate; non ha fatto, e non poteva farlo, un golpe, non poteva e non voleva aspettare. Si è ribellato, si è assunto la responsabilità di quei fatti, ha trasformato la prigionia in scuola, si è conquistato il popolo e lo ha conquistato alla sua causa stando fuori dal potere; ha vinto le elezioni attraverso una Costituzione borghese, ha giurato su quel documento moribondo una nuova legge delle leggi, si è scontrato con idee preconcette di destra e di sinistra e ha dato inizio alla Rivoluzione Bolivariana nelle più difficili condizioni soggettive di tutta l’America Latina.
Per dieci anni, essendo Presidente del suo paese, Chávez non ha mai smesso di seminare idee dentro e fuori dalla sua Patria.
Nessuna persona onesta può dubitare del fatto che in Venezuela vi sia una vera rivoluzione in marcia e che lì si stia combattendo una straordinaria lotta contro l’imperialismo.
Bisogna sottolineare il fatto che Chávez non riposa un attimo, affronta le sue battaglie in Venezuela e contemporaneamente viaggia sistematicamente nelle capitali dei paesi dell’America Latina e di importanti nazioni dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa. E’in continuo contatto con la stampa nazionale e internazionale, non ha paura di affrontare qualunque tema, è ascoltato con rispetto dai principali leaders del mondo, fa un uso corretto ed efficace del potere reale della sua Patria, paese che possiede le maggiori riserve di petroli del mondo, insieme all’esistenza di abbondante gas, ed elabora un programma nazionale e internazionalista che non ha precedenti.
Quando firma un accordo di associazione fra Gazprom della Russia e PDVSA del Venezuela per la ricerca e lo sfruttamento di idrocarburi, sta creando un consorzio in questo campo che non ha paragone al mondo. La sua associazione economica con la Cina, la Russia, paesi europei ed altri con abbondanti risorse in America Latina e in Africa, scatena forze liberatrici per aprire la strada a un mondo multipolare. Non esclude gli Stati Uniti dalle forniture energetiche e dall’interscambio commerciale. Si tratta di una concezione obiettiva ed equilibrata.
Progetta per la sua Patria una rivoluzione socialista, senza escludere importanti fattori produttivi.

E poi di seguito, a poche ore di distanza, scrive ancora, come se sentisse l’urgenza di farci aprire gli occhi sui paradossi dell’attuale politica di George W., ormai alle ultime battute della sua Presidenza e scrive contro la politica economica nordamericana, quella che Fondo Monetario e Banca Mondiale hanno tentato di imporre al mondo intero, i cui disastri adesso sono stati ammessi dallo stesso Presidente. Fidel sintetizza “l’autocritica” con cui Bush ha annunciato il salvataggio delle banche al bordo del fallimento, ricordando –non senza ironia- che “qualunque avversario potrebbe qualificare di atroci e ciniche calunnie contro il sistema economico del suo paese, le parole del Presidente uscente. Eccole, nella sintesi che ne fa Fidel:

[…]
-Come siamo arrivati a questo punto? Quale sarà il futuro finanziario del paese?
-Gli economisti sostengono che sono problemi che si trascinano da qualche decennio.
-Molti economisti concordano sul fatto che i problemi che affrontiamo oggi si sono andati producendo già da molto tempo.
-Molti industriali hanno ottenuto prestiti per fare affari, comprare case, automobili. Si sono avute molte conseguenze negative, specialmente sul mercato immobiliare.
-Molte finanziarie hanno approvato i crediti senza esaminare la capacità di pagamento dei loro clienti.
-Molte persone hanno pensato di poter pagare le loro ipoteche, ma non è stato così.
-Tutto ciò ha prodotto effetti che sono andati oltre il mercato immobiliare.
-I titoli e i valori si vendono a investitori di tutto il mondo. Molti credevano che i titoli avessero valore tangibile.
-Molte compagnie, come la Freddie Mac hanno chiesto molto denaro in prestito, mettendo a rischio il nostro mercato finanziario.
-Le grandi banche si sono viste con una grande quantità di attivo che non potevano vendere.
-Molte altre banche si sono trovate in situazioni simili e così si è esaurito il credito disponibile.
-Molti credevano di godere dell’avallo del Governo Federale, mettendo a rischio il nostro sistema finanziario.
-La situazione è diventata più precaria con l’andar del tempo.
-Il crollo immobiliare ha prodotto un effetto domino.
-Il mercato non sta funzionando adeguatamente. Si è avuta una grande perdita di fiducia.
-Credo che le compagnie che hanno preso decisioni sbagliate dovrebbero pagare per questo. In circostanze normali io non avrei preso queste decisioni, ma non ci troviamo in circostanze normali.
[…]


Articolo di Alessandra Riccio

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