Ancora Fidel

agosto 20, 2009

Aveva promesso di essere “cuidadoso”, cioè prudente, attento, ma non ce l’ha fatta: dopo una settimana molto animata, in cui ha ricevuto Morales, Chávez e pure l’ex vescovo e attuale Presidente del Paraguay, Lugo, Fidel Castro ha trovato ancora il tempo per scrivere ed ha risposto ad una giovane cubana, Alina, esponendo le questioni che gli stanno più a cuore in questo “autunno del patriarca” in cui brilla ancora per lucidità e fermezza di idee quanto al futuro del pianeta e all’insensatezza dei paesi leader, quelli del primo mondo, di cui denuncia l’egoismo, l’ipocrisia e la miopia.

E per quanto avesse promesso solennemente di essere prudente quando ha dovuto lasciare le sue cariche ufficiali (ma è ancora primo segretario del Partito Comunista di Cuba), di fronte alla decisione dell’Unità Europea di rimuovere le sanzioni contro Cuba, ma solo temporaneamente e sottoponendole a verifica di anno in anno. Quelle ipocrite sanzioni erano state decise dalla Comunità Europea a istanza della Spagna di Aznar e con il forte appoggio del governo Berlusconi ma soprattutto della Repubblica Ceca, a seguito di una serie di arresti e di due condanne a morte eseguite nell’isola di fronte ad un’offensiva di sequestri di aerei e imbarcazioni. Adesso, su pressione della Spagna di Zapatero, ma sempre con l’opposizione della Repubblica Ceca, l’Europa, invece di riconoscere l’inutilità e il fallimento di quelle ritorsioni, le rimuove ma insiste sul vigilare strettamente un paese dove non sono mai avvenuti scontri di piazza, dove non ci sono sequestri, rapimenti, dove non si applica la tortura e dove lo Stato si mantiene fedele a una politica di appoggio sociale che rende quell’isola uno degli Stati del mondo che compie con più puntualità le norme suggerite dalle Nazioni Unite per salvaguardare i diritti alla vita, alla salute, all’istruzione, alla cura dell’ambiente, al risparmio energetico, ecc.

Castro non ha voluto tacere e ha denunciato indignato le decisioni farisaiche ed ipocrite dell’Unione Europee, decisioni prese contemporaneamente alle misure contro i clandestini, ai progetti di espulsione e alle detenzioni fino a 18 mesi nei campi provvisori. Al fianco di Fidel si è levata anche la voce di Chávez, come sempre decisa ed estrema. Il Presidente del Venezuela ha deciso di non vendere il petrolio del suo paese agli stati europei che metteranno in pratica quelle misure “fasciste” contro gli immigrati. Anche gli altri Presidenti latinoamericani hanno fatto sentire la loro protesta.
Questa Europa vacillante subisce adesso l’inedita critica di quei paesi latinoamericani considerati figliastri della nostra civiltà “superiore”.


Articolo di Alessandra Riccio

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