Occidentalismo

agosto 20, 2009

Il ministro Frattini si è recato a Hiroshima in occasione di un ennesimo anniversario della strage provocata dall’esplosione della prima bomba atomica nella storia del nostro pianeta. Ha guardato i filmati, ha contemplato le rovine, ha meditato sulla mostruosa insensatezza di quel gesto. Il commento del TG1 delle 13,30 di domenica 29 giugno dava conto dell’avvenimento, intervistava un sopravvissuto e riportava le parole del Ministro, allarmato per il pericolo del nucleare. La bomba su Hiroshima sembrava essere stata il frutto di una perversione fatale e anonima, come un terremoto o un’inondazione: neanche una volta sono stati nominati gli Stati Uniti né è stato detto che furono loro, con i loro aerei e i loro piloti, a sganciare quella bomba prima a Hiroshima e poi a Nagasaki. I giovani che non hanno memoria di quei fatti terribili possono ignorare tranquillamente il colpevole di quel gesto criminale, giustificato come una ritorsione contro l’attacco giapponese a Pearl Harbour. Però il commento ricordava a tutti noi, con toni allarmati, che bisogna stare ben attenti all’Iran e ai suoi propositi di sfruttare le opportunità energetiche del nucleare (pur assicurando che non è interessato agli usi bellici dell’atomica).

Dunque, gli Stati Uniti, che fino ad oggi sono gli unici ad aver fatto esplodere le micidiali bombe su conglomerati abitati, non vanno neanche menzionati come autori del misfatto; l’Iran che ha deciso di far ricorso all’energia nucleare per il suo fabbisogno costituisce fin da ora un pericolo!
Molti paesi posseggono la bomba atomica, in Asia, in Europa e, ovviamente, negli Stati Uniti. Ma l’Europa è preoccupata solo da quelle –future- che forse costruirà l’Iran.

Si festeggiano i novanta anni di Nelson Mandela, premio Nobel per la Pace, straordinario lottatore contro la discriminazione razziale, organizzatore politico e resistente nei lunghi anni dei governi di apartheid in Sudafrica. A Londra gli hanno preparato una gran festa, un concerto coi fiocchi con il fior fiore dei musicisti, e tutti hanno ascoltato con rispetto le sue parole preoccupate sul destino dell’Africa e sui molti, drammatici problemi che attanagliano il continente più sfruttato e ferito del pianeta. Nessuno ha ricordato, però, che solo da pochi giorni, su insistenza di un gruppo di congressisti USA, fra cui il senatore Kerry è stato cancellato il nome di Nelson Mandela dalla lista dei terroristi che gli Stati Uniti, supremi giudici delle altrui presunte colpe, ma protetti da una incredibile immunità per quelle proprie, tengono in bella evidenza per liberarsi da disobbedienti e ribelli all’ordine imperiale, anche a costo di far ricorso a torture, renditions, voli clandestini e prigioni extraterritoriali. Il tutto, se non con la complicità, certo con l’acquiescenza di questa Europa incredibilmente piena di sé, ancora convinta di essere l’ombelico del mondo e incapace di ascoltare anche la voce degli altri, di quei paesi che per secoli sono stati conquistati, colonizzati e sfruttati.

Adesso l’ Unione Europea affronta a muso duro la questione dell’emigrazione. Vuole liquidare il problema con metodi spicci e sbarazzarsi degli indesiderabili grazie a leggi affrettate e repressive. Dal Terzo Mondo ci guardano con un misto di dolore e di disprezzo. Per secoli sono emigrati a milioni dall’Europa dei pogrom, della miseria, delle guerre di religione, semplicemente delle guerre o delle discriminazioni politiche; hanno trovato nuove terre, nuove patrie, nuova vita. Oggi tutto questo è dimenticato. L’Occidente ricco ma in grave pericolo di perdere il troppo che possiede, vuole innalzare un muro fra se e i “dannati della terra”
“Non ho sentito levarsi una sola voce di protesta fra i miei amici intellettuali europei”, si lamenta un prestigioso professore universitario peruviano.


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.


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