Pace fatta

agosto 20, 2009

Gravissimi avvenimenti hanno portato tre grandi repubbliche latinoamericane sull’orlo della guerra proprio quando sembrava diventare sempre piùi concreta la realizzazione di un’integrazione subcontinentale di cui si è fatto principale portavoce il Presidente del Venezuela, Hugo Chávez. Ma la speranza di un’America Latina unita è un vecchio sogno di “libertadores” come Simòn Bolívar e José Martí e una delle più grandi speranze di leaders come Fidel Castro.
In Europa non abbiamo dato grande importanza al pericolo che si è corso con la pesante violazione delle frontiere equatoriane da parte delle forze armate colombiane ma il rischio è stato enorme.

Appena dopo aver stretto la mano di Uribe, il Presidente Correa ha dichiarato: “Sul piano personale, morirò indignato per l’aggressione alla mia patria”. A Santo Domingo, dove si è riunito il Gruppo di Río (del quale non fanno parte gli Stati Uniti), una pace frettolosa, ma saggia, ha sancito che l’integrazione non può essere messa in pericolo alla leggera. E nemmeno la vita di Ingrid Betancourt e degli altri ostaggi che l’operazione violenta e azzardata del Presidente Uribe aveva messo a rischio. Invitate da Chávez a ricordare ai Presidenti riuniti a Santo Domingo l’urgenza di portare a termine la complessa operazione di riscatto degli ostaggi, la coraggiosa senatrice colombiana Piedad Córdoba e Yolanda Pulecio, la disperata madre di Ingrid, hanno ricevuto alcune rassicurazioni.
Intanto, il “compagno Fidel”, dall’Avana, ha saggiamente messo in rilievo l’importanza di questa pace ritrovata che è prova di una volontà di integrazione e di un ripudio dell’imperialismo. Con poche e nette parole:

L’unico perdente

E’ accaduto per knock-out, nella capitale della Repubblica Domenicana. Abbiamo potuto seguire il match attraverso Telesur senza perdere un secondo. C’erano quasi tutti i Presidenti latinoamericani del Gruppo di Río. Correa, Presidente dell’Ecuador, l’aveva annunciato il giorno prima. Mi ero permesso di enfatizzare in una mia riflessione l’importanza di questa riunione, Non si è svolta nel seno della Organizzazione degli Stati Americani. La cosa fondamentale è che i diplomatici degli Stati Uniti non erano presenti. In un modo o nell’altro, nonostante le profonde differenze ideologiche e tattiche, ognuno di loro ha fatto la sua parte e ha fatto vedere le qualità che li hanno portati ad importanti incarichi nello Stato.
Data la crisi attuale, questi incarichi acquistano importanza. Il fatto vero è che, a un passo dallo scoppio di un conflitto bellico fra popoli fratelli come conseguenza degli intrighi statunitensi, è stata sigillata la pace nell’immediato e la coscienza del fatto che non siamo obbligati alla guerra fra popoli che condividono solidi vincoli di fratellanza.
Mentre a Santo Domingo succedeva questo, Bush si riuniva a Washington per parlare della transizione a Cuba. Anche se tutto è ancora da fare, come si è visto nell’incontro all’Avana su Globalizzazione e Problemi dello Sviluppo, l’imperialismo è stato, comunque, l’unico perdente.

Fidel Castro Ruz
7.3.2’’8


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.


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