Come Don Chisciotte, come il che, Marcos torna a cavalcare

agosto 20, 2009

Come don Chisciotte, come il Che, Marcos torna a cavalcare. Questa volta sale in cattedra e si rivolge agli studenti della scuola di antropologia di Città del Messico (16.7.07). Si rivolge a loro per toccare i punti più dolenti dell’attulità politica latinoamericana.Ma non è difficile scorgervi più di una affinità con l’attualità europea e occidentale in generale.

I punti dolenti sono in primo luogo l’ aggressione del potere mediatico che ha scalzato del tutto la prassi politica. Ce lo dice con quel suo stile inconfondibile ed efficace: ” ci troviamo davanti a sguardi soppiantatori: se guardiamo verso il Venezuela, non vedremo un popolo che si organizza ecostruisce una nazione sovrana indipendente, ma le supposte arbitrarietà di Hugo Chávez; se guardiamo il Brasile, non scorgeremo le lotte agrarie del Movimento dei Sem Tierra, ma un bonario, affabile e carismatico Inacio da Silva (meglio conosciuto come “Lula” dai suoi compari del Fondo Monetario Internazionale); se ci affacciamo sulla Bolivia apprezzeremo la passione per il calcio di Evo Morales ma non il movimento indigeno e contadino che ha sorpreso e sorprende il continente; guardando verso il Cile, scopriremo il buono o cattivo gusto nel vestire della Bachelet, ma non la discriminazione contro gli indios Mapuche; se guardiamo Cuba, sapremo l’andamento delle scommesse sulla vita o la morte di Fidel Castro ma non dell ‘eroismo e della generosità di tutto un popolo; e se parliamo del Messico, lì non vedremo Felipe Calderón e la neofilia asiatica, perché è nascosto dalle uniformi dei militari.”

In secondo luogo denuncia la crisi di una sinistra che lui definisce ironicamente “moderna” che è voltagabbana e che tira a destra, una sinistra ispirata da intellettuali: ” sedotti dal canto delle sirene intonato dalle agenzie di statistiche e sbattuti contro gli scogli delle frodi mediatiche ed elettorali, questi pensatori trattano il problema del Potere e del governo, come una faccenda di percorsi (via pacifica, via armata, riforma o rivoluzione), e dimenticano che la questione del Potere e del governo risponde a domande fondamentali: per chi e per cosa governare?”

Ma al fondo -dice Marcos- il problema è sempre quello: la voragine che separa i ricchi dai poveri; la povertà come una colpa che deve essere perdonata da chi è ricco. Cervantes fa dire ad una donna del popolo, nel suo immortale romanzo: “Vi sono solo due lignaggi al mondo, che sono l’avere e il non avere.” Chi non ha deve essere redento da chi ha. Ma a questa legge si oppone questo cavaliere dalla Triste Figura del secolo XXI che con toni possenti in cui si sentono echi del Pablo Neruda del Canto General e perfino del José Martí di Nuestra América, augura una sinistra diversa: “Quella che ha il volto scuro dei popoli originari di questo continente, le mani di coloro che fanno andare la ruota della storia con la minuscola, i piedi di donne, giovani, bambini e vecchi senza luogo, i corpi di operai e contadini”.
Fra ricchi e poveri è diversa la geografia, il calendario e la storia ma per Marcos il futuro ” sarà opera di popoli irredenti che non si accontenteranno di sparare sugli orologi per fermare il tempo della conquista della loro libertà, ma che stanno armando già un altro tempo come alternativa”.

 


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.


Alessandra Riccio