Bolivia: Morales dichiara guerra al latifondo

agosto 7, 2009

LA PAZ – L’era del latifondo sembra essere finita in Bolivia, dove Evo Morales ha proclamato un atto che annuncia una vera e propria “rivoluzione agraria”. Lo ha fatto il 2 agosto, durante la celebrazione del Giorno dell’Indio, che commemora quest’anno il 54° anniversario della promulgazione della prima legge di riforma agraria del 1953.

Dopo le clamorose nazionalizzazione di gas ed idrocarburi, Morales ha lanciato l’annunciata riforma agraria, con un piano orientato a risanare, riconvertire, espropriare e distribuire le terre inutilizzate che attualmente appartengono a investitori, industriali e latifondisti nelle zone tropicali di Santa Cruz, Beni e Pando e nel nordest del Paese, dal momento che esse non svolgono alcuna funzione economica o sociale.

Il 2 agosto scorso, nella cittadina di Ucureña, situata nella regione centrale di Cochabamba – 500 km a sud-est di La Paz – Morales ha presentato il Regolamento della Legge di Riconduzione Agraria, con un discorso nel quale ha sottolineato l’importanza della lotta permanente dei popoli indigeni per la terra e per la difesa delle risorse naturali. Morales ha annunciato un programma che ha definito “rivoluzionario”, in quanto prevede appunto l’espropriazione delle terre ai latifondisti, la meccanizzazione delle attività agricole dei piccoli produttori, il rafforzamento del Trattato Commerciale dei Popoli, firmato con Cuba e Venezuela, l’abbassamento del prezzo del titolo di proprietà per ettaro da 10 dollari ad 1 dollaro, e la scelta di implementare produzioni agricole che rispettino gli equilibri ambientali. “I popoli indigeni – ha detto durante il suo intervento – sono da sempre i più attivi nelle questioni che riguardano le terre, la difesa dei territori, i diritti individuali e collettivi in America Latina”.

Oltre a presentare la nuova legge, Morales ha consegnato ai contadini della regione titoli agrari per 70.000 ettari nella stessa località di Ucureña.

Da quando Morales è Presidente, ben 500.000 ettari di terreno sono state assegnate a famiglie e comunità indigene “senza terra” o “con terra insufficiente”, contro le sole 36.000 riassegnate nei 10 anni anteriori. Saranno circa 2.5 milioni le persone che beneficeranno di questa nuova legge, proposta all’interno di una grande riforma agraria annunciata in campagna elettorale, che per volere del neopresidente aymarà dovrà essere approvata entro il mese di agosto di quest’anno. La notizia è di grande importanza perché a breve, secondo le stime, ben 14 milioni di ettari di terre saranno restituite alle popolazioni indigene, ai contadini, ai piccoli allevatori, a tutte le persone che non hanno sufficienti risorse economiche e che esprimono la volontà di lavorare la terra.

La paura degli espropri di Stato e delle conseguenti confische territoriali ha portato il Direttore della Camera Agraria dell’Oriente, Josè Luis Baldomar, a dichiarare che la decisione presidenziale ha suscitato più di qualche timore in seno all’organismo ed ai suoi rappresentanti .

Di sicuro c’è, fanno sapere da La Paz, che lo stato boliviano si “terrà tutte le terre che non hanno una funzione sociale o i cui titoli di proprietà sono stati ottenuti in passato in modo fraudolento” e che esse saranno consegnate “agli indigeni, ai campesinos e a tutte le persone che vorranno lavorare la terra”.

Il portavoce del Governo Boliviano, Alex Contreras, ha spiegato che la concentrazione delle terre in poche mani ha raggiunto nel Paese un livello inaccettabile, citando il caso di 14 influenti famiglie alle quali si attribuisce la proprietà di 3 milioni di ettari di terreno. Secondo il Governo “gli impresari e i grandi possidenti terrieri della regione orientale promuovono un modello di sviluppo fondato sull’accumulo di ricchezze e sulla sistematica violazione delle leggi di difesa ambientale, arrivando in alcuni casi documentati a incoraggiare uccisioni e massacri nel caso di resistenza da parte della popolazione”.

Nell’esecuzione del regolamento della riforma agraria è previsto un meccanismo di “controllo sociale”, attraverso la presenza di rappresentanti sindacali ed indigeni. Il Governo ha spiegato che tale misura ha la finalità di evitare la corruzione nei procedimenti di confisca e redistribuzione.

I procedimenti di assegnazione delle terre dureranno sei mesi, e eventuali conflitti sui confini saranno risolti dalle stesse comunità indigene con i metodi tradizionali di risoluzione delle controversie. Il consulente giuridico dell’INRA (Istituto Nazionale di Riforma Agraria) Howard Arroyo, ha spiegato che: “il piano di redistribuzione prevede di dare priorità agli abitanti dei luoghi in cui sono ubicate le terre confiscate; comprenderà la creazione di insediamenti abitativi, producendo benefici in capo alle comunità indigene. Le nuove assegnazioni prevedono anche che a beneficiarne siano organizzazioni collettive, ed elimineranno la possibilità di attribuire ingenti quantità di terre in poche mani, come spesso è avvenuto grazie alle riforme agrarie del passato”.

L’intero processo darà supervisionato dal Consiglio Nazionale Agrario, composto da membri dell’esecutivo e la autorità del settore, il quale vigilerà sul rispetto delle norme, mentre i Consigli Dipartimentali (Regionali), ai quali parteciperanno organizzazioni contadine, indigene e associazioni di donne e di allevatori, eserciteranno il controllo sociale sulla riforma.
Con l’implementazione di tale radicale riforma agraria, Morales mantiene un’altra importante promessa fatta in campagna elettorale, che va, come le altre già mantenute, nella direzione di riappropriarsi delle risorse naturale del Paese e di difendere i diritti delle comunità indigene e contadine, che rappresentano in Bolivia la maggioranza della popolazione.

fonte A SUD


Articolo di Redazione

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