Disinformando sul Venezuela

agosto 7, 2009

Il giorno 5 settembre, La Stampa di Torino ha pubblicato una grottesca intervista al segretario della CISL Raffaele Bonanni di ritorno a Roma dal Venezuela. L’intervista può essere letta a questo link.

Il fatto saliente è che Bonanni dichiara di non essere mai uscito da Chacao, quartiere per ricchi di Caracas. Troppo pericoloso (sic!), secondo i suoi amici, il resto di Caracas e del paese, meglio restare come a Baghdad nella zona verde.

Dopo aver ammesso di non aver visto nulla, Bonanni millanta del suo Venezuela e sembra descrivere la Colombia, con sindacalisti desaparecidos e paramilitari per le strade. Ovviamente non fornisce alcun dato che possa comprovare le sue denunce. E il livello della stampa italiana, vedi un recente articolo di Libero, è oramai talmente basso che si spaccia la satira dell’opposizione venezuelana (barzellette su Chávez che vorrebbe proibire il tanga…) come informazione.

Tanto è grottesca l’intervista a Bonanni che La Stampa si è sentita in dovere di concedere (correttamente) il diritto di replica all’Ambasciatore venezuelano a Roma Rafael Lacava, che ha gioco facile nel controbattere punto per punto alle affermazioni false e tendenziose raccolte da Bonanni nel quartiere esclusivo di Caracas, e quindi pedissequamente ripetute a un cronista romano del quotidiano torinese. “A pappagallo”, si diceva una volta. Mi domando che razza di sindacalista è Bonanni da andare fino in Venezuela con l’elmetto in testa, terrorizzato perfino dall’andare a prendere una boccata d’aria e da non sentire neanche per sbaglio la curiosità intellettuale di andare a parlare con almeno un lavoratore simpatizzante del governo. Eppure non è un bambino Bonanni, mica lo mangiava il trinariciuto chavista!

Con ogni evidenza al sindacalista Bonanni parlare con i lavoratori non interessava e anzi ci ha messo del suo, per esempio raccontando che la presenza di governi “antidemocratici” (sic!) come quelli di Venezuela, Ecuador, Bolivia, rischia di destabilizzare democrazie come quella cilena. Sarà per quello che la presidentessa cilena Michelle Bachelet ha fatto arrestare novecento lavoratori in dieci giorni … Colpa di Chávez!

Questa ennesima triste evidenza disinformativa italiana, mi ha fatto tornare in mente il corrispondente dall’America Latina della RAI, Raffaele Fichera, che a maggio -raccontano molti amici fidati- come Bonanni sarebbe rimasto dentro il recinto dell’Hotel Hilton per tutta la durata del suo soggiorno pretendendo da lì di raccontare cosa succedeva nella città di Caracas. Mi auguro che i miei amici si sbaglino, ma mi sorprenderebbe. Negli stessi giorni chi scrive (rischiando la vita? non credo proprio…) raccontò quello che succedeva per esempio qui, partecipando direttamente ai lettori di questo sito quello che vedevo con i miei occhi, delle marce dell’opposizione come di quelle filogovernative. Troppo difficile per un inviato RAI? Oppure la sostanza è che se uno vede con i propri occhi la normalità di Caracas poi è più difficile prendere per buone molte delle denunce dell’opposizione?

A parte la presunta pigrizia e lo scambiare anche lui Caracas per Baghdad, Fichera non è un cattivo giornalista e da Caracas fece anche ottimi pezzi, per esempio quello del TG3 delle 19 del 26 maggio, nel quale si dava addirittura conto, rara avis, della corruzione dei giornalisti dell’opposizione. Sbattuto, poveretto, all’Hilton di Caracas e buttato giù dal letto da Gianni Riotta alle tre del mattino per fare un servizio per il TG1 delle 13.30, Fichera cercò di raccontare (era il tempo del caso RCTV) sia il punto di vista dell’opposizione che quello del governo. Orrore! Sei pazzo? Cosa ti ci ho mandato a fare a Caracas!

Un articolo equanime non era quello che voleva Riotta, direttore del TG1 e vera anima nera della Rai. Il pezzo di Fichera -lo ha raccontato pubblicamente lo stesso Raffaele tenendo concione ad un folto pubblico nella hall dell’Hotel Hilton, nel quale alloggiavano gli amici di cui sopra- fu cestinato, censurato, bruciato. E dopo averlo fatto alzare alle tre apposta per cucinare quel pezzo, questo non andò in onda sul TG1 perché… troppo equanime!

La linea del commissario politico Riotta infatti non prevedeva equidistanza, né tantomeno raccontare la verità, verificare le fonti… Riotta con maniere spicce voleva un pezzo antichavista duro e puro. Nada más. Fichera non lo aveva fatto, incorrendo nelle ire e nella censura preventiva del direttore, e si sfogò raccontando la sua frustrazione in pubblico nella hall dell’Hilton di Caracas.

Chi invece lo fece, un pezzo degno di Riotta, ma per il TG3, fu la stimata Giovanna Botteri. Da Nuova York, in un servizio andato in onda nel TG3 delle 19 dello scorso 30 maggio, comparò impudicamente la situazione della stampa in Venezuela, dove si può paragonare tranquillamente il Presidente Chávez ad Adolf Hitler, a quella della Cina, dove la libertà di stampa non esiste, e a quella della Russia, dove esiste a rischio e pericolo del giornalista. Per chi si informa con il TG3 (Sic!) il Venezuela, dove le manifestazioni dell’opposizione vanno in diretta TV e con un maxischermo in ogni piazza, è equivalente a Cina e Russia. Interpellata da chi scrive, la stimatissima Giovanna neanche provò a difendere la sua marchetta: “Sai, abbiamo ricevuto pressioni fortissime…”.


Articolo di Gennaro Carotenuto

Gennaro Carotenuto ha scritto 255 articoli su Latinoamerica.


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