CONTRORDINE COMPAGNI: IN ITALIA C’È LIBERTÀ DI STAMPA (MA A CHE PREZZO?)

aprile 27, 2015

LATINOAMERICA 128:129:130Un giorno di primavera di un bel po’ di anni fa, in un tavolino di un bar di S. Maria in Trastevere, mi stavo lagnando con Marcia Scantlebury, giornalista cilena, compagna di lotte e di torture di Carmen Yanez, poetessa e moglie di Luis Sepúlveda, ma soprattutto amica mia, sulla difficoltà di mandare avanti questa rivista, presa in mano da Minà più per diletto che per bisogno, ma poi per sopravvivenza, non avendo più potuto, ad un certo punto della sua carriera, collaborare regolarmente per i quotidiani in cui era solito scrivere: Repubblica, Corriere della Sera, Unità

Mi lamentavo sulla mancanza di libertà di stampa, sul fatto che nessun giornale mainstream avesse mai fatto una recensione sulla nostra fatica trimestrale, sulla rabbia delle notizie distorte che leggevo e che noi regolarmente denunciavamo su Latinoamerica ma che nessun giornalista riprendeva. Insomma una vera e propria ingiustizia. Mi pareva, in quel lontano 2003, 2004, che non si poteva assolutamente andare avanti.

Marcia mi fece finire e poi con un sorriso beffardo e accattivante mi disse: “No, qui in italia c’è una libertà pazzesca di dire, di scrivere quello che si vuole. Finchè non viene nessuno a bussarti a casa tua, a prenderti, a violentarti e a torturarti, a farti sparire per quello che scrivi, bè, allora c’è libertà”. Quel giorno me lo ricordo bene, perché ricollocò la mia insofferenza, ma anche la mia precoce rassegnazione in un alveo più produttivo. Mi dette la spinta per andare avanti. fino ad ora.

Non ci sono più soldi per continuare, anche se siamo stati toccati dalla generosità dei nostri abbonati che hanno rinnovato la loro fiducia nonostante tutto, nonostante i ritardi accumulati nella stampa degli ultimi numeri. Molti mi chiedono: ma qual è la causa? Molte e nessuna: è tutto più difficile, da poste italiane che nelle loro scelte gestionali hanno tralasciato la consegna della posta (a molti non arriva mai e, ad esempio, c’è sempre bisogno del doppio invio) oppure il costo della carta e quindi della stampa veramente esorbitante. Questo particolare, insieme alla crisi economica che ha obbligato molti a rinunciare a comprare la rivista o a rinnovare il proprio abbonamento, a fare tagli sulla cultura piuttosto che sul pane quotidiano, ha fatto sì che moltissimi piccoli editori come noi, in poco tempo non hanno avuto più ossigeno per stampare. Curiosamente, le sovvenzioni per la carta, in questo nostro paese, ce l’hanno le grandi case editrici. Sicché i grandi diventano più grandi e i piccoli… scompaiono. Non oso pensare cosa succederà con l’inglobazione della Rcs in Mondadori. Un’unica grande casa editrice che sceglierà cosa pubblicare e cosa no, quale scrittore portare in auge, e quale affondare. E poi il mancato pagamento di molte librerie, soprattutto nel Sud, che mi hanno costretto ad abbandonarle per strada, ma soprattutto il ritardato pagamento di quasi tutti riguardo le fatture emesse, tanto che a volte ho pensato fosse una strategia.

io non lo so, non credo che ci sia un colpevole in particolare, ma un giorno, quando sono stata cinque ore al telefono, a pregare per il pagamento di una copia, mi sono chiesta, onestamente, che senso aveva questo nostro impegno?

D’altro canto, a fronte di una effettiva stanchezza fisica che aumenta sempre di più con il passare del tempo, silenziare questa voce nel deserto culturale, mi pare proprio un peccato, anzi uno spreco. Molti mi dicono: ma perché non cerchi sovvenzioni statali?

È vero, ma se dovessimo sperare nel fondo per le riviste di alto valore culturale, a cui Latinoamerica con onore appartiene, ci si spartisce tra gli altri briciole che non servono, francamente a nulla. Nel 2009 è arrivata a 1314 euro l’anno,

(http://www.librari.beniculturali.it/opencms/opencms/it/news/novita/novita_db607.html)

poi sempre meno. Onestamente non segnalo sostanziali differenze nell’operato quotidiano con questo popò di cifra…

Quest’anno, l’Italia è scesa al 73° posto nella libertà di stampa, scivolando di ben 23 posizioni in un anno. Qualcosa quindi, di preoccupante sta succedendo. Qualcosa di complesso. Non è solo una questione di scarsa preparazione di alcuni giornalisti, della loro scarsa cultura, di molti, di troppi legati ai poteri di turno; non è solo una questione di mezzi di comunicazione trasformati più o meno platealmente in mezzi di controllo, megafoni di potentati di turno; non è solo una questione di internet come unico vero mezzo di voce libera (sic). No. Non è tutto questo, ma è altro. È difficile trovare il senso a questa questione.

O meglio, è qualcosa di diverso: «Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo, infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo» (Pippo Fava. “Lo spirito di un giornale”, articolo dell’11 ottobre 1981).

Ecco, è per questo che siamo costretti ad andare avanti. Anche solamente online, se non troviamo i mezzi finanziari per stampare le copie che possiamo vendere. Anche se continuiamo, dopo 15 anni, a sentirci in mezzo al deserto e chiediamo se davvero vale ancora la pena. Forse si, forse no… forse.

Fateci sapere cosa ne pensate: segreteria@nullgiannimina.it.

 

Loredana Macchietti

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Articolo di Redazione

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