Venezuela: democratico e bolivariano

febbraio 28, 2014

l43-giornali-crisi-carta-121122192734_bigIl Venezuela è minacciato da tentativi golpisti da parte della destra latinoamericana e del governo degli Stati Uniti. Fin qui nulla di nuovo, su questo non ci sono dubbi. Tutti i paesi dell’America Latina, attraverso Celac, Unasur, Mercosur e Alba, hanno rilasciato dichiarazioni congiunte in cui riconoscono il tentativo di destabilizzare la democrazia venezuelana, ed esprimono la loro solidarietà ribadendo la necessità di dialogo. La solidarietà con il popolo venezuelano e il suo governo è una grande sfida per tutto il nostro continente. Preoccupante e dolorosa è l‘intensità della violenza che provoca morti, feriti e danni materiali. L’ex presidente Hugo Chávez ha vinto alle ultime elezioni con un vantaggio di più del 10%. Dato che purtroppo non ha fatto in tempo a entrare in carica, sono state fatte nuove elezioni a cui hanno presenziato osservatori internazionali, e sulla legittimità del nuovo presidente non ci sono dubbi. Ha vinto Maduro, e ancora una volta ha vinto il progetto bolivariano avviato da Chávez, perché la maggior parte dei venezuelani capiscono che il loro paese è migliorato ed è più egualitario. Infatti, grazie a questo processo, il Venezuela per la prima volta nella sua storia è riuscito a essere padrone delle proprie risorse petrolifere e a metterle al servizio del popolo, del continente, e anche degli Stati Uniti quando sono stati devastati dall’uragano Katrina. Durante l’ultimo decennio, il governo ha aumentato la spesa sociale di oltre il 60,6% e oggi è il paese della regione con il più basso livello di diseguaglianza, che è stata ridotta del 54%, e di povertà, ridotta del 44%. Per quanto riguarda l’Istruzione, si colloca al secondo posto in America Latina e al quinto nel mondo, con la più alta percentuale di studenti universitari. Ha costruito più di 13.721 cliniche in quartieri in cui lo Stato prima non c’era e il sistema sanitario pubblico annovera circa 95.000 medici. Ha costruito più di 500.000 abitazioni, e tra le altre realizzazioni ha finanziato lo sport. Tuttavia, alcuni settori dell’opposizione (non tutti), animati da intenzioni golpiste, non si rassegnano alla sconfitta elettorale e cercano di ottenere con la violenza ciò che non sono riusciti a ottenere in elezioni libere.  Il presidente Nicolás Maduro, nei suoi 10 mesi al governo, ha affrontato continue azioni di destabilizzazione finalizzate a destituirlo. La violenza e gli attacchi contro il Venezuela sono un attacco a tutti i governi democratici del continente. Non è un fatto isolato, i tentativi di colpi di Stato stanno avanzando con nuove metodologie in America Latina. Hanno provato e fallito in Ecuador, Bolivia, Argentina e nello stesso Venezuela nel 2002, ma hanno trionfato in Paraguay e Honduras, dove gli Stati Uniti hanno ampliato le loro basi militari. I mezzi di comunicazione corporativi e multinazionali come CNN, FOX e quelli europei, manipolano l’informazione e diffondono propaganda di guerra in nome della pace, e l’odio in nome della libertà. Il loro scopo è dimostrare che sono essenziali per poter destituire qualsiasi presidente, ricevendo così ingenti somme dal Dipartimento di Stato nordamericano. Ma noi latinoamericani sappiamo perfettamente che sono anche questi degli attori politici, che difendono gli interessi privati ​​e delle grandi potenze, ricorrendo a tutta una serie di menzogne che servono ad assopire le coscienze. Dobbiamo imparare dalla storia, perché nel fallito colpo di stato del 2002 è successa la stessa cosa, e per questo è considerato il primo golpe mediatico della storia. Questo è dimostrato nel documentario “La rivoluzione non sarà trasmessa”, che vi consiglio. La Pace è una dinamica nei rapporti tra gli individui e i popoli che non è gratuita, ma si conquista attraverso la Verità, la Giustizia e il rispetto dei diritti umani nella costruzione democratica. Da un lato si deve indagare sulle morti di studenti provocate da incappucciati perché alle vittime sia resa giustizia. Dall’altro lato sostenere il Piano di pace e convivenza nazionale lanciato dal Venezuela, con una massiccia marcia popolare finalizzata alla costruzione della pace civile e alla lotta alla criminalità, promuovendo il disarmo della popolazione e delle coscienze armate. Nel suo discorso Maduro si è espresso con molta chiarezza: “Chi si mette una camicia rossa con il viso di Chávez e tira fuori una pistola e aggredisce un altro venezuelano, quello non è né chavista né rivoluzionario e andrà comunque in prigione”. Non risulta che l’opposizione stia facendo la stessa cosa. In realtà è veramente vergognosa la campagna che ha lo scopo di chiamare dittatura il Venezuela, considerando che è stato il primo paese nella storia degli stati-nazione a introdurre e applicare il sistema di referendum abrogativo a metà del mandato presidenziale per rafforzare la democrazia. Infatti, quando è stato fatto nel 2004, Chávez ha vinto ancora una volta, come è accaduto in altre 13 elezioni dal 1998. Se un giorno a questo governo toccherà perdere le elezioni, lo accetterà come ha fatto nel suo secondo tentativo di riformare la costituzione, ma nessuna bandiera cadrà mai, perché i bolivariani continueranno a lavorare per un Venezuela e una Patria Grande migliore. La Rivoluzione bolivariana, rivoluzione delle urne e delle piazze, ha sempre vinto secondo la legge e la democrazia, e continuerà a farlo; è questo che la rende così pericolosa per alcuni e così necessaria per altri. Per questo inviamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno al popolo e al governo venezuelano per la difesa delle istituzioni democratiche, delle politiche sociali, economiche e culturali conseguite attraverso la partecipazione popolare.


Articolo di Adolfo Pérez Esquivel

Adolfo Pérez Esquivel ha scritto 2 articoli su Latinoamerica.