L’Ambasciata degli Stati Uniti in Brasile e i medici cubani

febbraio 17, 2014

chegada_cubanosOrmai è una realtà. Circa 6.000 medici di Cuba prestano cure sanitarie a intere popolazioni degli stati del nord e del nordest del Brasile, che vivono in condizioni di isolamento e di estrema povertà. Su questo, fino ad ora, non abbiamo letto un solo reportage nella grande stampa brasiliana e internazionale.
Invece è stata notizia in decine di media di tutto il mondo lo show organizzato da una sola persona, la dottoressa cubana Ramona Rodríguez Matos che, durante una conferenza stampa, ha annunciato che abbandonava il suo posto perché era stata “ingannata” dal suo governo.
Bisogna ricordare che Cuba, il Brasile e l’Organizzazione Panamericana della Salute hanno firmato un accordo per integrare i medici dell’isola nel programma “Mais médicos”, una iniziativa del Governo di Dilma Rousseff per portare servizi di salute nelle aree storicamente abbandonate. In virtù di questi accordi, secondo alcuni media, i cooperanti avrebbero ricevuto fra un 25 e un 40% del totale pagato dal Brasile. Il resto sarebbe stato amministrato dal Ministero della Salute Pubblica di Cuba per autofinanziare i servizi di salute dell’isola.
Cuba ha circa 40.000 cooperanti sanitari in 58 paesi del Terzo Mondo. Nella maggior parte, Cuba copre totalmente i costi e i salari. Ma nel caso di nazioni che hanno delle risorse, come il Venezuela, il Sudafrica, il Qatar o il Brasile, esistono accordi di controprestazione economica che servono, per esempio, a coprire i costi dei servizi sanitari, macchinari o acquisti di medicine per tutta la popolazione dell’isola.
Le campagne di stampa contro la presenza medica cubana non sono una novità. In Venezuela, per esempio, i medici accusavano i cooperanti cubani di essere “agenti” o “spie”. In Brasile, il messaggio centrale dell’attuale campagna di stampa è che sono “schiavi” del governo cubano, visto che destina ad altri fini sociali nell’Isola, una parte del compenso. Si tratta di un contrasto radicale di concetti ideologici: quello che difende uno stato socialista in un paese povero e bloccato come Cuba che, grazie alla formazione di migliaia di professionisti, sostiene un sistema di salute con entrate prodotte all’estero e, dall’altra parte, quello difeso dai mezzi di comunicazione e gli ordini dei medici brasiliani, che difendono le posizioni individualiste e non solidali dei pochi medici cubani che abbandonano l’assistenza a popolazioni vulnerabili, perché aspirano ad entrare nella selettiva classe medica latinoamericana.
Torniamo allo show della dottoressa cubana. Vari mezzi di comunicazione sottolineavano che aveva chiesto asilo in Brasile. Ma si dimenticavano di chiarire dove: all’ambasciata degli Stati Uniti a Brasilia. E si dimenticavano anche di alludere a un elemento di informazione fondamentale per capire tutta questa faccenda: che la dottoressa si era appellata al così detto “Cuban Medical Professional Parole”, programma dei Dipartimenti di Stato e della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti creato per accogliere come rifugiati politici i cooperanti medici di Cuba nel mondo, in qualunque ambasciata o consolato nordamericano. Questa iniziativa, insuperabile per immoralità, non è nemmeno ricordata dalla maggior parte dei media. Il portale della BBC in spagnolo, per esempio, diceva che la dottoressa “si è messa in contatto con l’ambasciata statunitense a Brasilia per (…) sollecitare un visto che Washington concede a medici cubani in terzi paesi”. Ma neanche una parola sul programma citato, un vero scandalo etico.
Il programma brasiliano “Mais medicos” è sostenuto –secondo un sondaggio realizzato a novembre- dal 84,3% della popolazione del paese, ed ha migliorato la popolarità della presidente Dilma Rousseff. Per questa ragione la destra brasiliana, gli ordini dei medici e la grande stampa cercano di screditarlo con ogni mezzo. I leaders del Partito Democratico, della destra brasiliana all’opposizione, si sono presentati davanti ai mezzi di informazione con questa dottoressa cubana e hanno fatto un appello al resto dei medici cubani affinché la imitassero. La stessa cosa hanno fatto vari ordini dei medici come l’Associazione Medica Brasiliana il cui presidente Florentino Cardoso, curiosamente, aveva qualificato come “scorie” i medici cubani qualche mese prima. Il quotidiano spagnolo El País ci ha messo del suo in questa campagna affermando che “La dottoressa mette in una posizione scomoda il governo di Dilma Rousseff”, mentre il portale in spagnolo della BBC affermava che “La dottoressa cubana (…) è diventata un problema politico per il Brasile”. Ma i dati smentiscono assolutamente qualunque propaganda. Il Ministro brasiliano della Salute, Arthur Chioro, dichiarava che gli scarsi abbandoni di medici cubani –due verso gli Stati Uniti, più altri 22 che hanno deciso di ritornare a Cuba – costituiscono una cifra “insignificante” rispetto al totale.
I media insistono sulle condizioni salariali dei medici cubani e le paragonano a quelle dei loro omologhi brasiliani. Ma nel paragone fra i due paesi, dimenticano di spiegare perché il sistema capitalista in Brasile ha privato dei servizi di salute pubblica tanti milioni di persone che adesso devono essere curati da professionisti della salute socialista cubana. Il giornale spagnolo ABC scriveva che il Brasile ha appena 1,8 medici per ogni mille persone rispetto ai 4 della Spagna, per esempio. Ma dimenticava di ricordare il dato di Cuba che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Salute, offre la cifra più alta di tutto il mondo: 6,7 medici per ogni mille abitanti.
Il giornale di Miami, El Nuevo Herald, segnalava con grande cinismo che il programma “Cuban Medical Professional Parole” del Governo degli Stati Uniti ha come obbiettivo “sabotare la diplomazia medica cubana” nel mondo. Il fatto è che, per questi media, sarà sempre molto più legittima e democratica la “diplomazia” dei blocchi, dei marines e delle invasioni con cui portare a ferro e a fuoco il progresso in tante parti del mondo.

José Manzaneda

(dal blog La pupila insomne di Iroel Sánchez del 15 febbraio)


Articolo di Redazione

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