Povero Messico

gennaio 26, 2014

Autodefensas1Il poeta Javier Sicilia ha vissuto un’esperienza terribile che gli ha cambiato la vita: nel 2011, suo figlio Juan Francisco, di appena ventiquattro anni è stato sequestrato e ucciso mentre tornava da una festa insieme ad altre sette persone, sembra per un errore dei sicari del cartel del Pacifico Sud. Quel delitto è ancora impunito nonostante la grande mobilitazione della società civile, il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità (MPJD) i cui limiti lo stesso Sicilia ammette in un interessante articolo (El País, 23.1.2014) a proposito di un nuovo fenomeno che sembra complicare ancora di più lo scenario della violenza in Messico, quello delle autodefensas civiche nello stato di Michoacán, contrastate decisamente dal governo centrale del Presidente Peña Nieto e guardate con sospetto da chi ha memoria degli orrori commessi dalle autodifese colombiane dietro cui si mimetizzavano i narcos.
Sicilia è orientato a favore di queste organizzazioni di autodifesa che, ci ricorda, non sono nuove in Messico: in Chiapas, fin dal 1994, l’EZLN si mantiene in stato di autodifesa, così pure nello stato di Guerrero dove una “Policía Comunitaria” sostituisce lo stato nel controllo dell’ordine e della legalità; nello stesso Michoacán, fin dal 2011 il popolo indigeno di Cherán provvede alla propria difesa. La ribellione zapatista aveva messo allo scoperto il dolore e lo sfruttamento delle comunità indigene reclamando dallo stato un cambio di rotta, altrimenti, scriveva il subcomandante Marcos, “si sarebbero aperte le porte dell’inferno”.
Venti anni dopo si direbbe che quelle porte si siano spalancate, nulla frena la violenza, la brutalità, l’impunità dei più forti, la corruzione, i femminicidi, le connivenze. Lo stesso movimento sorto intorno al poeta, l’MPJD “ha reso visibile le vittime della guerra, ha mobilitato la nazione e tracciato una via d’uscita alla guerra: giustizia per le vittime, cambio delle strategie della sicurezza nazionale per una strategia della sicurezza umana e civica, pulizia nelle fila dello Stato e dei partiti di delinquenti, riforma politica, democratizzazione dei mezzi di comunicazione e riduzione dell’impunità. Dopo tre anni di lotta non violenta e di dialogo con il potere, ha ottenuto molto poco”.
Sicilia arriva a paragonare il livello di violenza nel suo paese con quello della Siria attuale: 100.000 morti, 30.000 scomparsi, 300.000 sfollati senza contare i sequestri, le estorsioni, il pizzo, dal 2006 ad oggi. Si tratta di dati davvero spaventosi che conducono l’autore a rivendicare l’operato del riconosciuto capo delle “autodefensas” di Michoacán, il chiacchierato dottor José Manuel Mireles arrestato anni fa con un sacco di marijuana. Secondo Xavier Sicilia, “questi gruppi di cittadini armati hanno mostrato: 1) che lo Stato, come hanno dimostrato lo Zapatismo e il MPJD a suo tempo, è profondamente corrotto, penetrato dal crimine, pieno di impunità, di vittime senza giustizia, di desaparecidos, di estorsioni, di sequestri, di stupri e di terrore, 2) che il Messico vive una emergenza nazionale e una tragedia umanitaria della cui giusta e spaventosa dimensione non si fanno carico i governi. 3) Che vista l’assenza dello Stato e la violenza atroce, è un dovere legittimo dei cittadini prendere le armi per difendere la propria dignità. 4) Che una cittadinanza unita e ben disposta è più efficace ed efficiente di uno Stato deteriorato fino a non esistere: in meno di due settimane, le autodifese hanno ottenuto quello che in sette anni lo Stato non ha ottenuto con armi e servizi segreti altamente sofisticati: mettere alle corde il crimine organizzato”.
Le parole di Sicilia fanno paura, rivelano il fallimento totale dello Stato e il pericolo che corre un paese dove i cittadini si fanno giustizia da soli, ma la questione del Messico, evidentemente, è ben più grave di quanto sembri a chi non vive in quel paese. L’arcivescovo di Apatzingan, Monsignor Patiño Velázquez, il 16 gennaio scorso, quando l’esercito ha sparato sulla cittadinanza nell’intento di disarmare le autodefensas ha dichiarato: “L’esercito e il governo si sono screditati perché invece di perseguitare i criminali hanno aggredito le persone che si difendono da quelli. Non capiscono che noi ci troviamo in uno stato di necessità?”
“Contro quello che il governo vuole far credere –conclude Sicilia- le autodefensas non sono contro lo Stato, sono a suo favore”.


Articolo di Alessandra Riccio

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