La pagliuzza nell’occhio altrui e la trave nell’occhio di chi giudica

gennaio 14, 2014

imgresA giudicare dalla stampa mainstream, è strana davvero la nostra sensibilità sul problema dei diritti umani! Non si batte ciglio né ci si allinea alla richiesta portata avanti dal Pakistan presso il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite affinché non vengano usati gli aerei senza pilota (i famigerati droni) come misure per combattere il terrorismo, analogamente a quanto, il 18 dicembre scorso, l’Assemblea Generale ha deliberato e cioè di esigere che non si faccia più ricorso a questa misura. E’ tragicamente umoristico il fatto che la risoluzione si mantiene sul vago e non nomina l’unico stato che –fino ad oggi- ha fatto uso di questo metodo abominevole nella sua insensata e fallimentare lotta al terrorismo: gli Stati Uniti d’America.
Non si batte ciglio quando il Washington Post del 22 dicembre rivela che l’incursione delle forze aeree colombiane in Ecuador per bombardare nel 2008 un accampamento delle Farc ed eliminare con una bomba intelligente Raúl Reyes (con qualche morto e ferito in più come danno collaterale) è stato pilotato, supportato e monitorato dalla CIA in ossequio a un programma segreto lanciato nel 2000 durante l’amministrazione di George W. Bush secondo il quale l’Agenzia di Intelligenza nordamericana si impegnava ad affiancare le forze armate colombiane nel lavoro sporco di assassinare leaders delle Farc individuati grazie ai metodi più sofisticati, dai monitoraggi elettronici all’inserimento di chips degli stivali dei capi guerriglieri come nel caso di Jorge Briceño, el Mono Jojoy.
E per restare in Colombia, non leggo espressioni di indignazione per la destituzione della Senatrice Piedad Córdoba, nota per il suo lavoro di mediazione nella spinosa questione dei sequestri operati dalle Farc, che dal 2010 è stata privata dei diritti politici per 18 anni! E’ accusata di collaborare con le Farc e promuoverle, come se il lavoro di mediazione non comportasse una collaborazione e un dialogo ravvicinati con la controparte.
Anche la notizia dell’avvenuta esecuzione capitale in Florida di un condannato lasciato in attesa del momento fatale fin dal 1975 non turba la sensibilità dei nostri mezzi di comunicazione che sembrano aver dimenticato l’indignazione che suole far seguito ad ogni esecuzione capitale in qualsiasi parte del mondo, specie nei barbari paesi del Terzo Mondo o negli spietati paesi comunisti o ex comunisti.
Non mi pare di aver visto neanche commenti sul tristissimo 12° anniversario dell’apertura di un carcere illegale nella base navale che gli Stati Uniti mantengono altrettanto illegalmente a Guantánamo, nell’isola di Cuba. Il doloroso lamento di Shaker Aamer, che ricorda di essere entrato in quel carcere il 14 febbraio 2002, lo stesso giorno in cui è nato il suo figlio più piccolo, Faris, non sembra commuovere né indignare, mentre la solenne promessa di Obama durante la sua prima campagna elettorale di chiudere quel carcere resta ancora lontana dal compiersi.
Sotto il mantello della difesa dei diritti umani, le amministrazioni statunitensi continuano da decenni a gridare per il pelo nell’occhio altrui e a non vedere il trave nel proprio riuscendo a convincere una gran parte dell’opinione pubblica che le violazioni messe in atto per ragioni di sicurezza nazionale sono legittime solo nel caso che la sicurezza sia quella degli Stati Uniti d’America.
Un articolo di cronaca di uno sperimentato giornalista, Ignacio Ramonet, pubblicato in mezzi di comunicazione ufficiali o alternativi di mezzo mondo, è costato a Il Manifesto gli aspri rimbrotti di Pigi Battista, editorialista del Corriere della Sera che ci ricorda che “Cuba è un carcere a cielo aperto”, ignorando sovranamente i monitoraggi e le statistiche degli organismi internazionali che danno di Cuba una immagine molto diversa e dimenticando di ricordare che –contro le unanimi votazioni dell’Assemblea Generale dell’ONU- Cuba continua ad essere tormentata dal blocco finanziario, economico e commerciale decretato più di cinquanta anni fa dagli USA. Se Obama riconosce che qualcosa non va nella politica del suo paese verso Cuba se è ancora la stessa di quando lui non era ancora nato e Castro aveva già preso il potere, ma non fa seguire a questa constatazione i fatti, nessuno ne chiede il perché. Delle pessime relazioni fra i due paesi si parla come di una nevrosi reciproca e non si ricorda che Cuba non aggredisce, non sabota, non destabilizza, che si dichiara disponibile a discutere di tutto in maniera paritaria e senza veti previi, così come gli Stati Uniti hanno fatto e fanno con molti paesi del mondo i cui governi non hanno le loro stesse finalità e vedute. Si dimentica sempre che sono gli Stati Uniti ad aver dichiarato Cuba “paese nemico”.
E’ una storia ormai vecchia come vecchio è ormai Fidel Castro che, se se ne sta  tranquillo in casa a scrivere, a pensare, a ricevere amici, eppure resta comunque, nella vulgata, la tenebrosa eminenza grigia che mantiene le fila di uno stato poliziesco; se ogni tanto esce in forma privata, suscita il raccapriccio di Mimmo Candito che lo scopre “claudicante, perfino commiserevole … infagottato in una palandrana pesante, al collo la sciarpa similmilitare (sic)”.  Il giornalista ricorda pure che “alle spalle della piccola folla cortigiana della foto c’è la storia di migliaia di uomini qualunque che sono stati ammazzati”; sarebbe il caso che Candito che ha questa informazione ci facesse sapere chi, come, dove e quando Castro ha ammazzato queste migliaia di uomini.


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.