Lecturas críticas. Lecturas posibles

gennaio 10, 2014

250190Con l’Anno Nuovo mi è arrivato il libro di una cara amica e collega, la professoressa cilena Soledad Bianchi che avevo conosciuto negli anni ottanta nel suo esilio in Francia insieme al suo compagno, il pittore Guillermo Núñez, uno dei primi a denunciare le torture nelle carceri di Pinochet alle Nazioni Unite a Ginevra, dopo essere stato arrestato per due volte e finalmente portato dal carcere all’aeroporto dove lo ha raggiunto Soledad, decisa a condividerne la sorte. Adesso vivono a Santiago ma non dimenticano e la dedica di Soledad nel suo bel libro sulla cultura cilena (Lecturas críticas. Lecturas posibles, Universidad del Bío-Bío, Chile, 2012) è un omaggio alle vittime e una rivendicazione delle idee e del fervore che portarono il paese all’esperienza di Unidad Popular.
“Stavo passeggiando nel Cimitero Municipale di Chillán, era aprile del 2011, senza cercare nulla, semplicemente curiosando. Mi ha trattenuto una grande pietra verticale. Era un Monumento ai Fucilati e ai Desaparecidos. Ho guardato la lista con rispettosa curiosità. “Fucilati Politici della Provincia di Ñuble 1973-1990″. Come se si fosse ingigantita all’improvviso, una linea con un nome e un cognome si è imposta accecandomi.

BARTOLOME’ SALAZAR VELIZ QUINCHAMALI’ 27 aprile 1974 31 ANNI

Era “Tolo”, compagno di corso al Pedagogico, a Macul. Era “Tolo”, non molto alto e forte, con i suoi eterni occhiali. Era quel “Tolo” che viveva in uno dei Padiglioni perché veniva dalla provincia, mi pare da Linares. Era “Tolo”, che io ricordo più mentre giocava al calcio che facendo politica, fra il 1965 e il 1969, quando studiavamo per diventare Professori di Spagnolo. Lui poi aveva insegnato al Liceo Femminile di Chillán fino al 17 aprile 1974, giorno in cui i militari l’avevano arrestato e portato nella Caserma di Chillán. Dieci giorni dopo era stato trovato crivellato di colpi, vicino a un fiume, presso Quinchamalí. Era “Tolo” e aveva 31 anni, una moglie e un figlio. Ma al principio di marzo del 1974 l’hanno dovuto seppellire come NN Bartolomé Salazar Véliz, “Tolo”.
Alla sua memoria e al suo ricordo, voglio dedicare questo libro, e a tutti i compagni del Dipartimento di Spagnolo, quel centinaio di giovani che erano arrivati, felici, nel 1965, in quel vivaio di utopie che era il Pedagico dell’Università del Cile, dove eravamo convinti che avremmo cambiato il mondo e lo avremmo reso più giusto. Il costo è stato brutale … Lo sappiamo. Senza dimenticare, voglio evocare “Tolo” mentre corre nel campo sportivo e ride perché ha fatto goal. Preferisco evocare il nostro desiderio di apprendere; la nostra paura per gli esami; la passione per la lettura; i professori. Preferisco evocare canti, discussioni, marce, risate, vitalità, che tornano ancora e ancora quando ci ritroviamo, ancora, con amicizia, con affetto, ritrovandoci, e parliamo del passato, ma situandoci nel -e dal- presente (non è così, cara Ivonne Martí?).
Aver deciso di iscrivermi per studiare al Pedagogico dell’Università del Cile nel 1965 è stato, è e sarà per me una delle migliori decisioni della mia vita, che mi ha segnato per sempre e a cui sono grata. La mia gratitudine è per tutti quelli che hanno partecipato con la stessa decisione, a quella tappa, a questa traiettoria.”


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.