La stretta di mano? Una semplice formalità.

dicembre 13, 2013

obama-e-castroIl 26 novembre scorso, un comunicato ufficiale dell’Ufficio di Interessi di Cuba a Washington, informava che quel Consolato avrebbe sospeso tutte le sue attività per una ragione sorprendente e che, ancora una volta, denuncia l’assurdità del blocco statunitense contro Cuba: nessuna banca locale o straniera accettava di farsi carico dei conti correnti di quella sede diplomatica a causa delle restrizioni, dei controlli e delle minacce di sanzioni di cui erano oggetto da parte del governo USA e che rendono del tutto sconveniente mantenere Cuba fra i propri clienti.

Qualche settimana più tardi, un ulteriore annuncio informava che si era riusciti a riaprire gli uffici fino a febbraio del 2014. Sembra evidente che la mossa drastica del governo dell’isola ha messo allo scoperto che l’amministrazione Obama non è in grado di onorare i suoi impegni internazionale in materia di rappresentanza diplomatica, scontentando così molti cittadini nordamericani, cubano-americani e cubani. Un caso complicato che deve far fronte agli intralci che la legge statunitense ha posto nei rapporti con l’isola, dichiarata da mezzo secolo “paese nemico”.

Ma il tempo passato ha cambiato molte cose e si direbbe che ormai lo stesso Obama si trovi invischiato in un ginepraio dal quale non sa come venir fuori.

Fra i numerosi problemi in cui è invischiato, c’è quello del cittadino Alain Gross, mandato a Cuba con una missione destabilizzatrice, arrestato con le mani in pasta, che è in prigione ormai da quattro anni. Sessantasei senatori, anche per le pressioni della famiglia che ha denunciato l’amministrazione Obama, chiedono di fare il possibile per liberare il loro concittadino ed effettivamente una soluzione c’è e Cuba l’ha proposta già da tempo: scambiare Gross con i quattro antiterroristi prigionieri da quindici anni negli Stati Uniti, uno dei quali compie la pena l’anno prossimo. Fino ad ora chi di dovere fa orecchie da mercante e non si intravedono segni di cambiamento dopo le parole (ambigue) di Obama e di Kerry.

La stretta di mano fra Raúl Castro e il Presidente nordamericano in Sudafrica, sulla quale i nostri giornali hanno fatto solo folklore e sulla quale sarà il caso di ritornare, potrà davvero dirsi storica se finalmente gli Stati Uniti capiranno di essersi infilati in un vicolo cieco che ormai danneggia anche la loro immagine.


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.