L’Ecuador è un paese rivoluzionario (a proposito della visita in Italia del Ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patiño)

novembre 7, 2013

2169431-britain I decenni di caos, di disordine governativo e di presidenti corrotti che hanno preceduto e seguito il misterioso incidente aereo che è costato la vita al Presidente Jaime Roldós e a sua moglie (1981), hanno caratterizzato la storia dell’Ecuador della seconda metà del secolo XX.
La morte sospetta del giovane presidente che aveva avviato un processo di democratizzazione dopo quasi dieci anni di dittature civili e militari, resta impresso nella memoria storica di quel paese che ha dovuto aspettare il 2006 per trovare con Rafael Correa e con il suo movimento Alianza País, il coraggio, il consenso e la forza di volontà per intraprendere un esperimento politico che va sotto il nome di Revolución Ciudadana: sì, Rivoluzione.
Il Governo dell’Ecuador è rivoluzionario quando sfida i grandi su questioni di principio come nel caso di Julian Assange che ha trovato asilo solo presso l’ambasciata londinese di questo piccolo paese, assediata dalla polizia britannica, stupidamente minacciosa.
E’ rivoluzionario quando afferma: “Pagheremo il debito legittimo, non pagheremo il debito illegittimo”.
E’ rivoluzionario per non aver assistito alla VI Cumbre de las Américas protestando a gran voce per l’esclusione di Cuba e per aver dichiarato alle Nazioni Unite che il blocco statunitense contro l’isola è “il più grande attentato alla Carta Interamericana e alla Carta delle Nazioni Unite”.
E’ rivoluzionario quando chiede al mondo un equo indennizzo in cambio della rinuncia a sfruttare i giacimenti petroliferi per salvaguardare il futuro del pianeta, talmente rivoluzionario nella sua proposta, in linea con le raccomandazioni delle istituzioni internazionali, da non ricevere risposta dagli stessi paesi che si dichiarano preoccupati per la salvaguardia dell’ ambiente.
E’ rivoluzionario quando liquida la base statunitense di Manta e libera il territorio da uno dei pugnali conficcati nel cuore dell’America Latina dal vicino del Nord proprio quando la Colombia cedeva sette basi all’impero.
E’ rivoluzionario quando ingaggia la delicata e impopolare battaglia per la regolamentazione dei mezzi di comunicazione di massa e denuncia quello che l’editorialista brasiliano Emir Sader chiama “l’assedio codardo dei media” contro i governi non allineati con il consenso di Washington.
E’ rivoluzionario quando colpisce giudiziariamente le cattive pratiche mediche.
E’ rivoluzionaria la normativa che regola la libertà di associazione, in virtù della necessità di “mettere ordine in un sistema in cui c’erano più Ong che imprese”.
E’ rivoluzionario uno Stato si preoccupa di curare “la formazione del talento umano.
E’ rivoluzionario tendere a “un mondo multipolare senza arbitri che si credano al di sopra del bene e del male”.
E’ rivoluzionaria la Carta Costituzionale approvata a grande maggioranza dal popolo dell’Ecuador in cui si riconoscono cinque tipi di proprietà: pubblica, privata, mista, popolare e solidale.
E’ rivoluzionario l’art. 12 della Costituzione che stabilisce il diritto umano all’acqua come fondamentale e irrinunciabile insieme ai sacrosanti diritti della natura.
E rivoluzionario l’art. 13 che sancisce la sovranità alimentare.
Molte cose sono ancora da fare, molte decisioni andranno corrette e migliorate ma per far questo c’è bisogno di tranquillità, di uno stretto rapporto fra il governo e il suo popolo e della non ingerenza di potenze e poteri estranei al paese.


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.