Argentina: i K vincono perdendo … e vincendo

novembre 3, 2013

Argentina Partido Obrero Il giornalista argentino residente in Messico, José Steinsleger, ha scritto il commento che segue per il quotidiano La Jornada di cui è editorialista. Ci è sembrato utile tradurlo in occasione delle elezioni di medio termine che si sono tenute in Argentina a fine ottobre. Cristina Fernández, convalescente per una delicata operazione, non ha potuto partecipare alla campagna elettorale il cui risultato ha premiato lei e il suo movimento (Frente para la Victoria) con la maggioranza nelle due camere, ma la vittoria è stata amareggiata dalla perdita della Provincia di Buenos Aires, conquistata da Sergio Massa, il transfuga ex capo di gabinetto della Presidenta. L’editorialista de La Jornada cerca di fare luce su quel fitto mistero per chiunque non sia argentino, che è il peronismo. (A.R.)

Argentina: i K vincono perdendo … e vincendo
di José Steinsleger

Il peronismo continua ad essere un movimento politico talmente versatile che nulla di quanto è irrazionale, congetturale o razionale gli risulta estraneo. Epico, prammatico e riflessivo allo stesso tempo; speculativo, democratico o autoritario, il peronismo è sempre stato punto di incontro del nazionale e del popolare, e luogo di scontro verso le oligarchie, se per caso gironzolavano dalle sue parti finivano inevitabilmente per diventare un’altra storia.
La lotta di classe in Argentina (nozione poco gradita a un movimento intrinsecamente policlassista), passa per il peronismo. Idea che certe sinistre guardano con un occhio chiuso e tutte le destre con tutti e due insieme. Per cui, se nella campagna elettorale del 2015 il peronismo tornerà a stare al governo, più della terza parte della storia argentina avrà girato intorno al pianeta politico scoperto da Juan Domingo Perón.
Quanto detto quadra con la raccolta di voti ottenuti nelle recenti elezioni legislative da due forze che sono come l’acqua e l’olio dentro il più grande movimento di massa dell’America Latina. Insieme ai rispettivi alleati, i voti peronisti sommano a quasi la metà degli elettori. E il resto, a molto meno della metà.
Con il 32.5% di voto fedele, il Frente para la Victoria (FpV) della presidenta Cristina Fernández de Kichner ha ottenuto la maggioranza in entrambe le camere del Congresso, e si è confermato come la prima forza politica del paese. Con il 14.7% dei voti ottenuti, il Frente Renovador (FR), guidato da Sergio Massa, è diventato il terzo raggruppamento nazionale. E però, Massa ha vinto nella complessa provincia di Buenos Aires (43), strategico bastione che raccoglie un 37% dell’elettorato.
Sia come sia e in contraddizione con il trionfalismo gonfiato del Partito Mediatico Universale (rappresentato in Argentina dal quotidiano oligarchico La Nación e dal gruppo monopolista Clarín), il politologo José Miguel Candia suggerisce cautela. Perché le elezioni di medio termine sono state giustamente e democraticamente pensate per tirar fuori il cartellino rosso o giallo su una gestione presidenziale.
Dunque: la raccolta di voti del FdV e del FR provengono dal peronismo. Chi lo è davvero e che interessi del passato e del futuro sono espressi in queste due forze? Se i contenuti emancipatori del programma iniziato nel 2003 da Néstor Kirchner e da sua moglie Cristina sono stati ampiamente commentati, quelli del giovane Massa non ci scherzano.
Un campione di prova: in una delle sue prime cerimonie pubbliche, Néstor Kirchner ha ordinato al Capo dell’Esercito di gettare nella spazzatura le tele che nel Collegio Militare evocavano i genocidi della dittatura. Nella sua campagna, Sergio Massa ha chiesto di togliere da un locale del partito un quadro del defunto presidente. Da parte sua, l’UNICEF è preoccupata per le dichiarazioni di Massa che ha detto che se avesse sorpreso suo figlio a farsi una canna di marijuana, lo avrebbe fatto nero di botte.
Con un’originalità degna dei suoi pari destrorsi del continente, Massa assicura che ce l’ha duro, e che sul terreno politico gli piace guidare “a gran velocità sul terreno politico senza guardare nello specchietto retrovisore”. Ritrattando Massa a figura intera, la giornalista Marta Dillon gli ricorda che lo specchietto retrovisore “… è quel piccolo spazio da dove forse si potrebbe intravedere che nessuna alleanza è eterna, e che dare il colpo di volante cambiando le dita in V per uno spendibile mi piace, potrebbe, alla prossima curva, farlo uscire di strada” (“Pagina 12”, 28.10.13)
Fra i peronisti, molti sono quelli che lo sono stati sempre, che avantieri non lo erano, che ieri lo sembravano, e pochi quelli che non lo sono più. Massa non viene dal peronismo. Leader giovanile della destra liberale avantieri, capo di gabinetto di Cristina ieri, ventriloquo delle forze retrograde oggi, il giovane che il potere egemonico mediatico presenta come il Capriles argentino, sembra convinto che nel 2015 occuperà la Casa Rosada.
Il problema è che storicamente il peronismo si è caratterizzato per alzare o abbassare il pollice davanti a coloro che gli si avvicinavano per vedere se ci potevano trarre qualche vantaggio. Avantieri, per la gravitazione intorno al leader massimo; ieri, con trovate non proprio felici rispetto agli opportunisti, e oggi (prima Dio), con le affascinanti e per niente romantiche regole della democrazia.
Obbligato in più di un’occasione a chiedere indulgenza per la sua incapacità di consultare la carta astrale del peronismo, chi questo scrive non è disposto a gettare la spugna. Per cui ci metto la firma: Massa non sarà mai presidente degli argentini.
Per ultimo, la notizia veramente importante: la Corte Suprema ha dichiarato costituzionale la Legge dei Servizi di Comunicazione Audiovisiva, approvata nel 2009 dal Congresso e frenata dalla canaglia mediatica de La Nación e di Clarín. Con una sentenza storica la Corte ha ritenuto che la pace collettiva della libertà di espressione esige una partecipazione attiva da parte dello Stato.
Opportuno e simbolico omaggio in coincidenza con il terzo anniversario della morte di Kirchner e 30 anni di democrazia nel paese di Freud, Maradona e Gardel. Ci manca solo che la Presidenta si rimetta dalla sua operazione e torni a combattere con le pile ben cariche.
(La Jornada, 31.10.13)


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.