Più medici cubani in Brasile

settembre 1, 2013

Li hanno fotografati al loro arrivo in alcuni aeroporti del nord del Brasile agitando bandiere di Cuba e del paese ospite, bianchi, neri e mulatti, uomini e donne, composti e allegri nel loro camice di un bianco abbagliante, la loro uniforme di medici militanti. Sono i dottori e gli infermieri che –in numero di quattromila- andranno a curare i più poveri e abbandonati dell’immenso Brasile nel quadro del progetto governativo “Più Medici”. Andranno nei luoghi in cui i medici brasiliani non trovano conveniente esercitare la loro professione e insieme a loro ci sarà personale medico spagnolo, argentino, uruguayano e portoghese. E’ la task-force che il governo di Dilma Roussef ha contrattato con una lunga negoziazione cominciata un anno e mezzo fa con l’Organizzazione Mondiale della Sanità per poter fornire alle popolazioni più disagiate e abbandonate del gigante brasiliano la dovuto assistenza sanitaria.
Le grandi manifestazioni di piazza dei mesi scorsi in cui i cittadini chiedevano a gran voce miglioramenti nel campo sociale hanno probabilmente accelerato la sottoscrizione del contratto con i medici stranieri che cominceranno il loro servizio il 16 settembre, dopo un corso di preparazione alle particolarità del territorio in cui dovranno operare, in gran parte a maggioranza indigena.
Questa bella storia non è piaciuta alle Associazioni Mediche del Brasile, entità che difendono gli interessi della loro corporazione, incuranti delle necessità urgenti dei più derelitti. Come già negli anni scorsi le corporazioni dei medici boliviani e di quelli venezuelani, anche in Brasile i professionisti che difendono una medicina di classe e un esercizio della professione elitario, protestano per l’intrusione di medici a poco prezzo (i galeni riceveranno 300 dollari al mese), disposti a vivere in zone depresse e disagiate e portatori di un’etica professionale assai diversa dalla loro. Con l’aggravante per i medici cubani, secondo le accuse di alcuni rappresentanti dell’Ordine dei Medici, di lavorare come schiavi per il proprio governo che intasca direttamente il compenso.
E aggiungono ancora un’altro impedimento all’utilizzo dei medici cubani: la mancanza di equipollenza fra la loro laurea e quella rilasciata dalle università brasiliane. Per loro non conta che Cuba è già una potenza medica nel mondo né che la presenza di personale sanitario cubano è ormai una realtà in molti paesi. Basterebbe ricordare quello che hanno fatto e fanno i medici cubani nella sventurata Haiti.


Articolo di Alessandra Riccio

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