Il nuovo portabandiera

maggio 14, 2013

Il Granma di oggi, 10 maggio 2013, riporta un messaggio di Gerardo Hernández, uno dei Cinque antiterroristi cubani prigionieri nelle carceri statunitensi, uno di quelli maggiormente castigati da una sentenza ingiusta. Scopo del messaggio è quello di salutare la raggiunta libertà del compagno René González dopo aver scontato la pena e due dei tre anni di libertà vigilata in Florida. René aveva la cittadinanza nordamericana quando è stato arrestato. Sua moglie Olga, che lo aveva finalmente raggiunto a Miami con le bambine, ha dovuto subire un arresto allo scopo di fare pressione sul marito e convincerlo a sconfessare se stesso, così come avevano fatto altre persone coinvolte nella grande retata in cui è caduto il gruppo di agenti cubani infiltrati negli ambienti controrivoluzionari della Florida. Ma René, come gli altri quattro compagni, non ha mai ceduto e, insieme a lui hanno resistito la moglie, le figlie e la famiglia tutta che ha subito, negli ultimi anni, il dolore della scomparsa di un fratello di Renè e, qualche settimana fa, del padre, ragione per cui è stato accordato il permesso di tornare a Cuba e subito dopo la possibilità di restarci a cambio della rinuncia alla sua cittadinanza statunitense.
Da un carcere californiano, Gerardo saluta il compagno con parole che sono una lezione di etica e di solidarietà. (A.R.)

Avrebbe potuto usare gli stessi pretesti di coloro che, molto presto, avevano deciso di dichiararsi colpevoli e di cooperare con le autorità: Dopo lunghi anni di separazione, ormai aveva vicine Olga e Irmita, e aveva potuto godere per appena quattro mesi della neonata Ivette. Che fare? Attaccarsi ai principi, lasciarle sole, tutte e tre, in un paese straniero e affrontare di nuovo anni di separazione? O ‘negoziare’ e dare quello che gli chiedevano in cambio del perdono e di una nuova vita? Nella sua mente non c’è mai stato il minimo dubbio, e nella sua condotta non ha mai vacillato.
I pubblici ministeri sapevano molto bene di avere molto poco contro di lui, e hanno cercato di toglierlo di mezzo con delle offerte.Ci sono rimasti mali quando lui gli ha cantato “El necio” [la canzone di Silvio Rodríguez che riafferma le ragione per scegliere di rimanere fedeli alla Rivoluzione], e si sono accaniti. Nessuno lo ha visto piangere quando allontanarono Olga dalle bambine e la gettarono in una cella. Lo avrà fatto in silenzio, come abbiamo fatto tutti noi per l’indignazione e il dolore quando questa notizia ci ha colpito.ma in lui non abbiamo mai notato il più piccolo cedimento. Ha scontato con dignità ogni giorno della sua condanna ed è uscito a fronte alta, così come era entrato, ma gli sarebbe toccato di soffrire ancora in solitudine la perdita del fratello e del padre.
Oggi abbiamo saputo che René è a Cuba e ci rimane. Oggi ognuno dei Cinque è un poco più libero. Una parte di noi cammina per le strade dell’Isola e possiamo quasi respirarne l’aria, bruciarci al suo sole.
Quaqlcuno mi ha chiesto: come chiamarci adesso che non siamo più cinque, ma quattro. Sbagliato! Siamo cinque e continueremo ad essere cinque! Se oggi dobbiamo continuare la lotta non è solo per gli altri quattro, è anche per René, perché lo conosciamo e sappiamo che lui non sarà davvero libero fino a quando non saremo tutti ritornati in Patria. La differenza è che questa battaglia, che per noi Cinque è fino alla fine, da oggi conta con un nuovo portabandiera.
Auguri, René! I tuoi quattro fratelli festeggiano conte, orgogliosi!

Hasta la victoria siempre!
Gerardo Hernández Nordelo
Prigione Federale di Victorville. California
3 maggio 2013”


Articolo di Alessandra Riccio

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