Una reporter fuori serie: Cristina Fernández

aprile 21, 2013

La “Presidenta” dell’Argentina, Cristina Fernández, ha raccontato in 118 twitt di straordinaria efficacia, il suo viaggio a Lima per la riunione dell’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) e a Caracas per l’investitura del Presidente Maduro. Nei suoi “cinguettii” racconta molto di se stessa e del continente che si trasforma.

1. Manca poco per arrivare a Lima per l’appoggio di Unasur al Venezuela.

2. Ieri è stata una mattina sempre al telefono, con Dilma, Juan Manuel, Sebastián, Nicolás, Ollanta e oggi, alle 21, ci incontriamo a Lima.

3. Subito dopo, partenza per Caracas, arriveremo all’alba. Domani c’è il giuramento di Maduro come Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

4. Unasur, attiva e al completo. Come sempre. Non è accettabile disconoscere la volontà popolare e le istituzioni della democrazia.

5. Unasur deve continuare ad essere un muro invalicabile contro qualunque avventura antidemocratica e golpista.

6. Venga da dove venga e appoggi chi appoggi. E’ chiaro, no?

7. Domani a Caracas, senza Hugo. Sarà dura e sarà strano allo stesso tempo. Il suo funerale è stato talmente impressionante che ne sono rimasta come intontita.

8. Sabato mattina andrò alla Caserma de la Montaña, dove riposa. Voglio stare un po’ sola, senza tanta gente e tanto rumore.

9. Chissà perché quelli che vivono con troppa intensità ci abbandonano così presto?

10. Forse avranno pensato o sentito che era necessario fare in fretta perché il tempo non sarebbe bastato per quel che intendevano fare.

11. Esseri unici, a noi vicini e lontani allo stesso tempo. Irripetibili. La loro assenza si sente più della loro passata presenza.

12. Il Venezuela può contare sull’Argentina. Proprio come altri paesi sono stati sostenuti e aiutati in situazioni difficili.

13. Ricordo Ecuador-Colombia, Evo in Bolivia, Correa e il suo sequestro virtuale. Colombia-Venezuela, Néstor, Hugo e Juan Manuel a Santa Marta.

14. Per tutti quelli che avranno bisogno di una mano solidale, lì ci sarà Unasur e ciascuno dei suoi presidenti, senza condizionamenti.

15. Oggi tocca a Nicolás Maduro, Presidente eletto del Venezuela in una elezione civica esemplare, democrazia per tutti … e tutte.

16. Mancano due ore di volo per arrivare a Lima.

17. La Dichiarazione di Unasur che abbiamo firmato ieri sera a Lima, prima di partire per Caracas per l’assunzione del Presidente Maduro: pic.twitter.com/uEDst4NDSn

18. Siamo decollati da Lima alle due di notte. Unasur riunita più di tre ore sul Venezuela. Per la democrazia.

19. Come sempre, grazie a Dio, documento eccellente. All’UNANIMITA’. Alla fine ero senza un filo di voce. Meno male che le voci si possono scrivere.

20. Abbiamo istituito una commissione per seguire l’indagine sulla violenza del 15 aprile che ha causato la morte di 8 cittadini venezuelani.

21. Chissà perché, dappertutto, quelli che non possono argomentare o convincere per diventare maggioranza, diventano violenti? Perché sono minoranza?

22. Sapete che non ci credo. Noi siamo stati minoranza e non abbiamo mai esercitato la violenza, piuttosto l’abbiamo subita.

23. Mi è toccato di essere minoranza assoluta (sola soletta) nel Parlamento argentino, e l’ho fatto senza insultare e senza incitare alla violenza.

24. La violenza non è il prodotto di una percentuale elettorale.

25. Uno dei peggiori aspetti della condizione umana è quello di voler distruggere l’altro. Quello diverso, quello che la pensa in un altro modo.

26. In sintesi: è stato sempre l’uovo del serpente. Chiedo scusa, mi sono messa a pensare e siccome non posso parlare perché ho perso la voce, canalizzo così.

27. In fin dei conti è più salutare e assolutamente inoffensivo.

28. Alle 6 siamo arrivati a Caracas. Cambio totale (Qualcuno si farà delle illusioni). Mi aspetta Leisbeth, come sempre. Chi è Leisbeth?

29. La funzionaria che Hugo mi ha sempre dato come scorta. Tenente colonnello. Molto dolce. L’unica volta che non è stata al mio fianco è stata il 5.3, quando Hugo ci ha lasciato.

30. L’ho vista dopo. Mi si è avvicinata, sudata e rossa per il caldo, per il dolore.

31. “Scusi, mi Presidenta. Non potevo stare con lei. Dovevo stare vicino a mi Comandante”. Leisbeth aveva camminato per km accanto al feretro di Hugo.

32. Siamo entrati in macchina. Sono mezza addormentata. Mi sembra si sentire la voce di Silvio Rodríguez che canta. Faccio un gesto per far alzare il volume.

33. Come vi ho detto ero senza voce. E’ Silvio che canta Sueño con serpientes. Non è la mia preferita ma l’adoro. La mia preferita è Oleo de mujer con sombrero.

34. Eccoci in albergo, insonnolita e muta, ma con Leisbeth e Silvio che adesso canta Playa Girón. My God, non tutto va male, in fin dei conti.

35. Dopo mezzogiorno all’Assemblea Nazionale. Nicolás Maduro giura come Presidente Costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

36. Durante il tragitto, osservo immense costruzioni e urbanizzazioni in piena Caracas.

37. Chiedo a Leisbeth. Mi dice che sono quelle che ha fatto costruire il Comandante in molti quartieri dove prima vivevano solo i ricchi.

38. Saranno 3 milioni di abitazioni, mi dice. Vi rendete conto del perché di tante cose?

39. All’Assemblea mi salutano, stringo mani tese e grate. Molto più belle di quelle che servono solo per insultare e colpire.

40. Mi chiedo sempre: che proverà quando torna a casa uno che sa solo gridare, aggredire o picchiare? Dormirà meglio? Sarà più felice? Chi lo sa.

41. Comunque, il pieno delle mani tese, sorrisi, allegria. Sono sicura di non sbagliare.

42. Entro nel salone dell’Assemblea Nazionale. Una volta qui ho fatto un discorso. Hugo mi aveva invitato a parlare ai parlamentari.

43. Un grande onore. Ricordi incancellabili. Parlavo dallo stesso posto dove oggi lo ha fatto Nicolás

44. Lo racconto a Dilma che è seduta vicino a me. Dall’altra parte, seduto vicino a me c’è Raúl Castro, Presidente di Cuba e della Celac.

45. Nicolás alza spesso, durante il discorso, la Costituzione venezuelana. Racconto a Dilma che io ne ho un esemplare uguale.

46. Sulla prima pagina dice: “Al mio carissimo amico e compagno Néstor Kirchner”.

47. Firmato da Hugo il 25 maggio del 2003, il giorno in cui Néstor ha giurato come Presidente. Ormai sono dieci anni.

48. Da allora è sempre stato sulla scrivania della Casa Rosada. Ho deciso di prenderlo e metterlo sul comodino di Néstor.

49. Confesso che ho avuto paura di perderlo. Per me è una vera e propria reliquia storica.

50. All’improvviso, come un soffio, uno con una maglietta rossa passa di corsa davanti a noi e si lancia su Nicolás che sta parlando.

51. Spero di sbagliarmi. Ma sono sicura che questa sarà la foto che domani starà sulla maggior parte dei giornali, e non quella di Nicolás…

52. … mentre giura nelle mani di Diosdato Cabello, Presidente dell’Assemblea Nazionale, insieme a Maria Gabriela, la figlia di Hugo, che gli ha messo la fascia e il collare.

53. Discorso eccellente di @Nicolás Maduro, rivolto a tutti i venezuelani ma anche al futuro. Alla pace, alla democrazia, al rispetto.

54. Ha parlato dei problemi e di come risolverli. Di progetti e di opere. Mi è piaciuto. L’ho visto deciso e sereno.

55. Ha condannato la xenofobia, contro i cubani … e i colombiani. Potete non crederci, ma ha raccontato che durante la campagna elettorale lo trattavano da “cane colombiano”.

56 Perché dicevano che sua madre era colombiana. Come se fosse cosa da stigmatizzare. Ha raccontato pure che avevano picchiato una medica cubana che ha perso un occhio.

57. Questi stanno fuori di testa. Di nuovo l’uovo del serpente.

58. Ha enumerato tutte e ciascuna delle elezioni di questo benedetto paese. Non ne conosco nessun altro al mondo dove abbiano fatto tante elezioni.

59. Mi è piaciuta questa sua autodefinizione: “Sono il primo Presidente chavista e operaio”. Dio mio, che continente è questo, l’America del Sud!

60. Mi è piaciuto anche il tono poetico quando ha ricordato il golpe del 2002: “Un risveglio di proiettili”. Impressionante. Ve l’ho già detto, qui tutto è molto forte.

61. Fra il pubblico dell’Assemblea ci sono i familiari dei morti del giorno 15. Dolore e gioia. Tutto insieme. La vita.

62. Sono passate le 20, in albergo. Ecco che Caracas si illumina di fuochi d’artificio. Clacson. Hanno un nuovo Presidente: chavista e operaio.

63. Domani mattina andremo al Cuartel de la Montaña, dove Hugo riposa.

64. Sto per andare al Cuartel de la Montaña. Appena arriva Leisbeth, la funzionaria, usciamo.

65. Ieri, finita la cerimonia del giuramento di Nicolás, il medico mi ha raccomandato, per la mia afonia, di non andare alla sfilata.

66. Ho dovuto aspettare che uscissero tutti i funzionari e le delegazioni che andavano alla cerimonia.

67. Leisbeth mi voleva portare in un istituto speciale, ma io ho preferito andare alla sauna. Why?

68. Perché lì non devi parlare con nessuno con cui non vuoi parlare. E poi ti riposi. C’erano sedie e anche una ragazza addetta.

69. Insomma, credevo che fosse una ragazza. Alta, magra, bella. C’era anche Alicia Castro. Eravamo tutte donne. Certo, stavamo alla sauna.

70. Comunque, lo dico lo stesso. Non si sa mai. Chiedo distrattamente a Rosaura, la ragazza: “Quanti anni hai?

71. Mi risponde: “48 anni”. Wath? Ne dimostra venticinque! Alicia le chiede che cure fa. “Nessuna” risponde. Aggiungo:”Genetica pura”.

72. Ci distendiamo. Leisbeth mi mostra due foto della nipotina Sofia Victoria. Tipica chiacchierata fra donne in un bagno.

73. In una c’è la piccola con sua mamma, e nell’altra le hanno messo i baffi di Maduro durante la campagna elettorale. Una tenerezza infinita.

74. A un tratto, dagli altoparlanti si sente l’inno del Venezuela cantato a cappella dalla voce inconfondibile di Hugo con il popolo che fa il coro.

75. Rosaura, la ragazza addetta, piange sconsolatamente. Leisbeth anche. Mi viene un nodo allo stomaco e gli occhi mi si riempiono di lacrime.

76. Non lo avevo detto? Qui tutto è molto forte. Rientriamo in albergo. La funzionaria mi promette di trovarmi dei cd di Hugo che canta.

77. Mi dice che non si trovano nei negozi perché li faceva il popolo. Ok, mi arrendo.

78. Caracas. Mi sono svegliata con le nuvole e me ne vado col sole. Ho appena visitato il Cuartel de la Montaña. E’ circondato da rioni popolari.

79. Si intravede il palazzo Miraflores. Il comandante della guarnigione mi racconta che Hugo lo guardava sempre dal suo studio. E come non guardarlo!

80. Lì aveva pianificato l’insurrezione contro Andrés Pérez. La Quinta Repubblica, epilogo tragico del Patto del Punto Fisso, quando è scoppiato il Caracazo

81. come amava dire Hugo: il Venezuelazo. La crisi finale delle politiche neoliberali.

82. Repressione e il popolo a morte. Qualunque coincidenza con la nostra storia, non è casuale.

83. Contro questo si è ribellato Hugo dal Cuartel de la Montaña. E ha fallito. “Per ora”, come ha dichiarato arrendendosi.

84. Mi fanno vedere un cannone dei tempi della colonia restaurato alla perfezione.

85. Tutti i giorni, alle 4:25 il vecchio cannone lancia salve che segnalano l’ora della sua morte.

86. 4:25? Evita Perón morì alle 8:25. Che orari capricciosi, no?

87. Entro nel patio. Ampio, luminoso, all’aperto, non ho potuto evitare una tristezza infinita.

88. Ci sono cineprese, giornalisti della carta stampata, cronisti. Mi accompagna Cilia, la moglie di Nicolás.

89. Amabilmente chiedo a tutti di andar via. Voglio star sola. Grazie, grazie mille, spero che capirete. Speriamo.

90. Il patio ora è vuoto e con me ci sono solo i quattro ussari di Carabobo della Guardia d’Onore permanente.

91. Da qualche parte si sente ininterrottamente Hugo che canta a bassa voce, come se galleggiasse. Quanto gli piaceva cantare!

92. Si sente anche il rumore dell’acqua della fontana che circonda il suo spazio.

93. Per un momento, tutto è silenzio. O per lo meno è quello che io sento. Sento solo che insieme a me piange qualcuno fra gli ussari.

94. E’ strano. Fino ad oggi non avevo versato una lacrima. Nemmeno il 5 marzo, quando ho saputo. Neanche quando ho fatto la veglia insieme a tanti.

95: Invece Florencia, durante la messa dell’Accademia Militare, ha pianto tanto che è dovuta andar via perché soffocava. E io niente.

96. Era come se non volessi ammetterlo o accettarlo. Non so, un giorno, se mi decido, lo racconterò a uno psicologo o psicologa.

97. Giro intorno al feretro di marmo una volta e un’altra. E vedo nella lapide una frase di un discorso di Hugo in cui accenna a Ali Primera.

98. Chi è Ali Primera? Un cantante popolare venezuelano, militante del Partito Comunista, morto il 16.2.1985. 16.2, il giorno in cui è nato mio figlio.

99. Hugo è andato via il giorno in cui è nata mia sorella. Curioso! Quando si invecchia si comincia a pensare alle date …

100. L’ultimo regalo che mi ha fatto Hugo è stata la collezione di cd di Ali Primera. Me lo ha portato sua figlia Maria alla mia residenza di Olivos e mi ha raccontato la storia

101. Quando era militare, suo padre lo ascoltava di nascosto perché per i militari era proibito ascoltarlo.

102. Leggo i frammenti del discorso e la data. 12 giugno 2012. 12 giugno, lo stesso giorno dell’ultimo discorso di Perón. E dalle con queste date!

103. Quel giorno io ero a Plaza de Mayo. Avevo 21 anni. Anno 1974. Mamma mia! (c’era anche lei). Quante cose. Quanta storia.

104. Date e fatti! I legami visibili. E anche quelli invisibili.

105. Scendo a vedere i ritratti di Hugo nel portico del patio, entra Nicolás con quelli che erano rimasti fuori, e mi accompagnano nella visita.

106. Entriamo in una cappella piccola ma deliziosa. Due madonne. Quella del Valle e … la Rosa Mistica! Quella che si venera a La Plata. Non ci posso credere.

107. Prometto a Nicolás di mandargli per la cappella un’immagine della Madonna di Luján. E gli racconto la storia. Della madonna, naturalmente.

108. Maggio 1630. Una carretta viaggia verso il Brasile, carica, fra l’altri, di due casse che contenevano immagini della madonna.

109. Quando deve attraversare il fiume Luján, a Buenos Aires, la carretta non si muove più.

110. Ci attaccano altri buoi e niente. La scaricano quasi completamente, e niente. Scaricano una delle casse delle madonne e ancora niente.

111. Quando scaricano l’ultima cassa, la carretta avanza senza difficoltà. Tornano a metterci la cassa con la madonna, e di nuovo la carretta è inchiodata.

112. Ostinati i carrettieri e testa dura la madonna. Aprono la cassa, era l’Immacola nera. La carretta se ne va e la Madonna resta a Luján.

113. Oggi sta nella Basilica dove è venerata come patrona dell’Argentina. Questa storia li ha affascinati.

114. Il restauro della Basilica è stato al primo posto nel programma di Néstor. Questo non l’ho raccontato. Comunque è vero.

115. Ci sono due sale con fotografie che ripercorrono la vita di Hugo. Quella che mi ha più commosso è un immenso mural.

116. Hugo di spalle, camminando sotto la pioggia.. Il 4 ottobre, nel suo ultimo e più glorioso atto, che non è stato, come molti credono, la chiusura della campagna elettorale.

117. E’ stato il suo ultimo atto di amore. L’ho saputo dopo, quando sono venuta a conoscenza dei suoi terribili e insopportabili dolori. Del suo sacrificio quasi disumano.

118. E’ il SUO POSTO. In una caserma, insieme ai rioni popolari. Soldato del popolo. Definitivo e per sempre.

 

 


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.