Internazionalizzazione dell’Amazzonia

febbraio 27, 2013

Nello scorso gennaio, durante un dibattito in una Università statunitense, è stato chiesto all’ex governatore del Distretto Federale e attuale Ministro dell’Istruzione del Brasile, Cristovao Buarque, cosa ne pensasse dell’internazionalizzazione dell’Amazzonia, con l’avvertenza che da lui ci si aspettava la risposta di un umanista e non di un brasiliano. La sua risposta merita di essere divulgata. (A.R.)

In verità, come brasiliano, dovrei parlare solo contro l’internazionalizzazione dell’Amazzonia. Anche se il nostro governo non cura come si dovrebbe questo patrimonio, esso è nostro.
Come umanista, avvertendo il rischio di degrado ambientale che corre l’Amazzonia, posso immaginare la sua internazionalizzazione, come pure quella di tutto quanto sia di somma importanza per l’umanità.
Se l’Amazzonia, secondo un’etica umanistica, dovrebbe essere internazionalizzata, dovremmo internazionalizzare anche le riserve di petrolio del mondo intero.
Il petrolio è altrettanto importante per il benessere dell’umanità come lo è l’Amazzonia per il nostro futuro. Ma ciò nonostante, i padroni delle riserve credono di avere il diritto di aumentare o diminuire l’estrazione di petrolio e di farne salire o no il prezzo.
Allo stesso modo, il capitale finanziario dei paesi ricchi dovrebbe essere internazionalizzato. Se l’Amazzonia è una riserva per tutti gli esseri umani, non dovrebbe essere bruciata solo per il volere di un padrone o di un paese. Bruciare l’Amazzonia è tanto grave come la disoccupazione provocata dalle decisioni arbitrarie degli speculatori globali.
Non possiamo permettere che le riserve finanziarie servano per bruciare paesi interi nella voluttuosità della speculazione.
Prima dell’Amazzonia, mi piacerebbe vedere l’internazionalizzazxione dei grandi musei del mondo. Il Louvre non dovrebbe appartenere solo alla Francia. Ogni museo del mondo è il custode delle opere d’arte più belle prodotte dal genio umano. Non si dovrebbe permettere che questo patrimonio culturale, come il patrimonio naturale amazzonico, venga manipolato e distrutto per il solo piacere di un proprietario o di un paese. Non molto tempo fa, un milionario giapponese ha deciso di seppellire, insieme a lui, il quadro di un grande maestro. Quel quadro avrebbe dovuto essere internazionalizzato.
Le Nazioni Unite stanno realizzando il Forum del Millennio, ma i presidenti di alcuni paesi hanno avuto difficoltà a parteciparvi a causa di situazioni sgradevoli sorte alla frontiera con gli Stati Uniti. Per questo, credo che New York, in quanto sede delle Nazioni Unite, dovrebbe essere internazionalizzata. Per lo meno Manhattan dovrebbe appartenere a tutta l’umanità.
Proprio come Parigi, Venezia, Roma, Londra, Rio de Janeiro, Brasilia … ogni città, con la sua bellezza specifica, con la sua storia del mondo, dovrebbe appartenere al mondo intero.
Se gli Stati Uniti vogliono internazionalizzare l’Amazzonia, per non correre il rischio di lasciarla nelle mani dei brasiliani, allora internazionalizziamo tutti gli arsenali nucleari. Basta pensar che hanno già dimostrato che si è capaci di usare queste armi, provocando una distruzione mille volte maggiore dei deprecabili incendi verificatisi nei boschi del Brasile.
Recentemente, nei loro discorsi, i candidati alla presidenza degli Stati Uniti hanno difeso l’idea di internazionalizzare le riserve forestali del mondo in cambio del debito.
Cominciamo con l’usare questo debito per garantire che ogni bambino del mondo abbia la possibilità di mangiare e di andare a scuola. Internazionalizziamo i bambini, trattandoli, tutti, senza far differenza fra i paesi dove sono nati, come un patrimonio meritevole delle attenzioni del mondo intero. Molto più di quel che merita l’Amazzonia. Quando i dirigenti tratteranno i bambini poveri del mondo come Patrimonio dell’Umanità, non permetteranno che lavorino invece di studiare, di morire invece di vivere.
Come umanista, accetto di difendere l’internazionalizzazione del mondo; ma, finché il mondo mi tratterà come brasiliano, lotterò affinché l’Amazzonia sia nostra. Solo nostra!


Articolo di Redazione

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