L’antipolitica secondo Marcos

febbraio 10, 2013

Il subcomandante Marcos ha divulgato ieri la Sesta parte del comunicato Ellos y nosotros dedicata alla sinistra elettorale messicana. E’ un testo che allude alla sinistra elettoralistica e a quello che in questa vigilia delle elezioni italiane chiamiamo “antipolitica”. Ne ho tradotto una parte per la sua attualità. (A.R.)

Gli sguardi:
[…] Guardare è un modo di interrogare, secondo noi zapatisti, uomini e donne.
O di cercare …
Quando si guarda nel calendario o nella geografia, per quanto lontani siano l’uno dall’altra, si chiede, si interroga.
E solo quando si guarda che l’altro, l’altra, l’alterità appare. Ed è nello sguardo che essa esiste, dove si disegna questo profilo come straniero, come alieno, come enigma, come vittima, come giudice e carnefice, come nemico … o come [email protected]
E’ nello sguardo che si annida la paura, ma è lì che può nascere il rispetto.
Se non impariamo a guardare il guardarsi dell’altro, che senso ha il nostro sguardo, le nostre domande?
Chi sei?
Qual’è la tua storia?
Dove sono i tuoi dolori?
Quali le tue speranze?
Ma non è importante solo chi e che cosa si guarda.
E’ importante anche, e soprattutto, da dove si guarda.
E scegliere dove guardare significa scegliere anche da dove.
Forse è lo stesso guardare dall’alto il dolore di coloro che perdono coloro che amano e di cui hanno bisogno, a causa della morte assurda, inspiegabile, definitiva, o guardarlo dal basso?
Quando qualcuno da sopra guarda quelli di sotto e si chiede “quanti sono?”, in realtà sta chiedendo “quanto valgono?”
E se non hanno valore, che importa quanti sono? Per ovviare questo importuno numero ci sono i grandi mezzi di comunicazione al soldo, gli eserciti, le polizie, i giudici, le carceri, i cimiteri.
Ma per il nostro sguardo, le risposte non sono mai semplici.
Nel guardarci guardare quel che guardiamo, ci diamo un’identità che ha a che vedere con dolori e lotte, con i nostri calendari e la nostra geografia.
La nostra forza, se ne abbiamo una, sta in questo riconoscimento: siamo chi siamo, e ci sono altri/e che sono chi sono, e c’è un altro che non abbiamo parole per nominarlo e, tuttavia, è chi è. Quando diciamo “noi” non stiamo assorbendo, e quindi subordinando, identità, ma stiamo mettendo in risalto i ponti che esistono fra i differenti dolori e le diverse ribellioni. Siamo uguali perché siamo diversi.
[…]
Guardare. Verso dove e da dove. Ecco cosa ci separa.
Voi credete di essere unici, noi sappiamo di essere uno fra altri.
Voi guardate sopra, noi sotto.
Voi guardate a come arrangiarvi, noi a come servire.
Voi guardate a come dirigere, noi a come accompagnare.
Voi guardate a quanto si guadagna, noi a quanto si perde.
Voi guardate a quel che è, noi a quel che potrebbe essere.
Voi guardate numeri, noi persone.
Voi calcolate statistiche, noi storie.
Voi parlate, noi ascoltiamo.
Voi guardate come apparite, noi guardiamo lo sguardo.
Voi ci guardate e ci chiedete dove stavamo quando il vostro calendario marcava le vostre urgenze “storiche”. Noi vi guardiamo e non vi chiediamo dove siete stati durante questi più di cinquecento anni di storia.
Voi badate a come approfittare della congiuntura, noi a come crearla.
Voi vi preoccupate dei vetri rotti, noi della rabbia che li rompe.
Voi guardate i molti, noi i pochi.
Voi guardate le mura che non possono crollare, noi le crepe.
Voi guardate alle possibilità, noi a ciò che è impossibile fino a un momento prima.
Voi cercate specchi, noi cristalli.
Voi e noi non siamo la stessa cosa.
Voi guardate il calendario da sopra e vi adeguate la primavere delle mobilitazioni, le masse, le feste, la ribellione massiccia, le strade traboccanti di canti e di colori, di slogan, di sfide, che sono già molto più di centotrenta e qualcosa, le piazze piene, le urne ansiose di riempirsi di voti, e voi correte frettolosi perchè è-chiaro-che-vi-manca-una-direzione-rivoluzionaria-partitica-una-politica-di-alleanze-ampia-flessibile-perché-la-scadenza-elettorale-è-il-vostro-destino-naturale-ma-siete-davvero-educatini-gente-perbene-/-poi-lumpem-periferie-bande-prole-numero-di-votanti-potenziali-ignoranti-inesperti-ingenui-rozzi-sciocchi, soprattutto sciocchi. E vedete in ogni manifestazione di massa la culminazione dei tempi. E poi, quando non ci sono più moltitudini ansiose di un leader, né urne, né feste, decidete che ormai basta, che è finita, che vediamo se in un’altra occasione, fra sei anni, sei secoli, che bisogna guardare da un’altra parte ma sempre secondo il calendario da sopra: l’iscrizione, le alleanze, i posti.
E noi, sempre con lo sguardo torto, risaliamo il calendario, cerchiamo l’inverno, nuotiamo controcorrente, passiamo per il ruscello, arriviamo alla sorgente. Lì troviamo quelli che cominciano, quelli che sono pochi, che sono meno. Non gli parliamo, non li salutiamo, non gli diciamo cosa devono fare, non gli diciamo cosa non devono fare. Invece li ascoltiamo, li guardiamo con rispetto, con ammirazione.
[…]
Voi non ci avete visti prima … e continuate a non guardarci.
E, soprattutto, non avete visto che vi guardavamo.
Non avete visto che vi guardavamo nella vostra superbia, stupidamente distruggendo i ponti, scavando le strade, alleandovi ai nostri persecutori, disprezzandoci. Convincendovi che ciò che non esiste nei media, semplicemente non è.
Non avete visto quando vi guardavamo dire e dirvi che in questo modo restavate su un terreno solido, che il possibile è il terreno solido, che tagliavate gli ormeggi di quest’assurda nave di assurdità e di impossibilità, e che erano quei pazzi (noi) a restare alla deriva, isolati, soli, senza rotta, pagando con le nostre esistenze il fatto di essere coerenti.
Avreste potuto vedere il risorgimento come parte delle vostre vittorie, invece adesso lo masticate come un’altra delle vostre sconfitte.
Andate, continuate per la vostra strada.
Non ci ascoltate, non ci guardate.
Perché con la Sesta e con i/le zapatiste non si può guardare o ascoltare impunemente.
Questa è la nostra virtù o la nostra maledizione, dipende verso dove si guarda e, soprattutto, da dove si accende lo sguardo.
(continua)

Da un qualunque angolo, in qualunque mondo
SupMarcos
Pianeta Terra – Febbraio 2013


Articolo di Redazione

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