A ciascuno la sua Binetti

agosto 4, 2009

In Uruguay si avvicina l’approvazione della “legge sulla salute sessuale e riproduttiva”, che depenalizza l’aborto. Sarebbe il primo paese, oltre a Cuba, a rendere legale l’interruzione della gravidanza in un continente dove 200 milioni di donne non possono abortire legalmente e rischiano il carcere. Passata al Senato, ci sono i numeri anche alla Camera. Ma proprio il presidente Tabaré Vázquez minaccia il veto.

Nel 2007, in Nicaragua, è stata approvata forse la più rigida legge contro l’aborto al mondo, frutto di un accordo tra Chiesa cattolica e sandinismo, che ha riportato Daniel Ortega al governo dopo 16 anni. Anche in Uruguay, dall’inizio del XX secolo il paese più laico del continente e forse del mondo, con una rigidissima separazione tra stato e chiesa, spirano venti incerti sulla legge che lo depenalizzerebbe.

L’anno nuovo dovrebbe portare all’approvazione a Montevideo della legge che depenalizza l’aborto, oppure ad uno stallo e ad un conflitto gravissimo tra potere legislativo ed esecutivo, ovvero tra il governo di sinistra del Frente Amplio, e il parlamento espressione della stessa maggioranza. In parlamento se ne parla da due legislature, e nella società da trent’anni, in un paese che si colloca tra i primi posti al mondo (12°) per aborti clandestini e dove per ogni dieci gravidanze quattro terminano con un’interruzione volontaria.

Durante la passata legislatura, quando al governo c’era il Partito Colorado (centro-destra liberale), dopo l’approvazione alla Camera, il progetto si era arenato in Senato. In questa legislatura è successo finora l’opposto. Una legge analoga a quella presentata nella passata legislatura, che depenalizza l’aborto nelle prime 12 settimane, è stata approvata ai primi di novembre in Senato, con il voto contrario del Partito Nazionale (centro-destra conservatrice), la spaccatura del partito Colorado, e il sì della maggioranza, con la sola eccezione di un senatore che ha apposto motivi religiosi al suo voto contrario.
Subito dopo la pausa estiva tutti gli osservatori prevedono che la Camera dei deputati abbia i numeri per approvare definitivamente la legge. Le nubi allora vengono fatte addensare dallo stesso presidente Tabaré Vázquez che di nuovo questo mercoledì ha preannunciato il suo veto per motivi “filosofici e biologici”. Secondo la Costituzione il veto del Presidente rimanderebbe la legge alle Camere con la necessità di riapprovarla con una maggioranza qualificata che non c’è, di fatto affossandola. Ciò nonostante la legge sia tra i punti qualificanti del suo programma di governo, e una grande manifestazione delle donne del Frente Amplio abbia chiesto la scorsa settimana al presidente di non bloccarla.

fonte www.gennarocarotenuto.it


Articolo di Gennaro Carotenuto

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