Loro e noi

gennaio 22, 2013

Il 21 dicembre scorso, mentre giornali, riviste e media si esercitavano a diffondere la paura per l’imminente (a loro dire) fine del mondo prevista dal calendario maya, un esercito silenzioso invadeva varie città e municipi dello Yucatan in maniera ordinata e a volto scoperto in una dimostrazione di forza. Per il calendario maya quel giorno era il 13 Baktun, che secondo il loro libro sacro, il Chilam Balan, chiudeva il ciclo del loro calendario; alla luce di quel testo manca appena un sole per chiudere un altro ciclo. Il 13 Baktun, equivale a cinquemila 128 anni. Fin qui arriva il calendario perché è una unità che si riproduce in un lungo conto. Perché i maya misurano il cielo e la terra di tredici in tredici. Ma verranno altri katun e altri ancora. La fine del mondo maya non comincia domani, comincia, secondo il Chilam Balam, “quando entra la tristezza”.
Dunque, niente fine del mondo, ma un cambio di era che il movimento zapatista ha voluto celebrare con l’invasione silenziosa, pacifica e a pugno alzato di vari municipi del Chiapas.
In quell’occasione, l’unico misterioso messaggio fu: “È il suono del vostro mondo che crolla. È il nostro che risorge”.
Adesso, il sub comandante Marcos, riprendendo una consuetudine, ha mandato in rete un monologo esemplare e ha promesso che continuerà. (A.R.)

I – le (s)ragioni di quelli di sopra

Gennaio 2013
Parlano quelli di sopra

“Noi siamo quelli che comandano. Siamo più potenti, anche se siamo di meno. Non ci interessa quello che dici-senti.pensi.fai, purché tu sia muto, sordo, immobile.
Possiamo imporre, come governo, gente mediamente intelligente (anche se è sempre più difficile da trovare nella classe politica), invece ne abbiamo eletto uno che non riesce neanche a far finta.
Perché? Perché possiamo farlo.
Possiamo usare l’apparato poliziesco e militare per perseguitare e incarcerare veri delinquenti, invece questi criminali fanno parte della nostra vita. E allora scegliamo di perseguitarti, arrestarti, torturarti, incarcerarti, assassinarti.
Perché? Perché possiamo farlo.
Innocente o colpevole? A chi interessa che tu sia l’una cosa o l’altra? La giustizia è una delle puttane della nostra agendina e, credici, non è la più cara.
E anche se esegui letteralmente le indicazioni che imponiamo, anche se non fai niente, anche se sei innocente, ti schiacceremo.
E se insisti a chiedere perché lo facciamo, ti rispondiamo: perché possiamo farlo.
Questo vuol dire avere il Potere. Si parla molto di denaro, di ricchezze e di tutte queste cose. Ma credi a noi quello che è eccitante è questo sentimento di poter decidere della vita, della libertà e dei beni di chiunque. No, il potere non è il denaro, è quello che puoi ottenere grazie a lui. Il Potere non è solamente esercitarlo impunemente, è anche e soprattutto farlo in modo irragionevole. Perché avere il Potere è fare e disfare, senza altra ragione che il possesso del Potere.
E non importa chi appaia alla testa, nascondendoci. Destra e sinistra sono solo indicazioni per l’autista per parcheggiare l’auto. La macchina funziona da sola. Non dobbiamo nemmeno ordinare di punire l’insolenza di sfidarci. Governi grandi, medi e piccoli, di tutto lo spettro politico, oltre a intellettuali, artisti, giornalisti, gerarchi religiosi, si disputano il privilegio di farci piacere.
Per cui, fottiti, fregati, muori, disperati, arrenditi.
Per il resto del mondo non esisti, non sei nessuno.
E’ vero, abbiamo seminato l’odio, il cinismo, il rancore, la disperazione, il tira a campare teorico e pratico, il conformismo del “male minore”, la paura trasformata in rassegnazione:
Però abbiamo paura che tutto ciò si trasformi in rabbia organizzata, ribelle, senza prezzo.
Perché il caos che noi imponiamo lo controlliamo, lo amministriamo, lo dosiamo, lo alimentiamo. La nostra “forza dell’ordine” sono le nostre forze per imporre il nostro caos.
Ma il caos che viene dal basso …
Ah! questo … non riusciamo neppure a capire cosa dicono, chi sono, quanto costano.
E poi sono così volgari che non mendicano più, non sporcano, non chiedono, non supplicano e invece esercitano la loro libertà. Che cosa indecente!
E’ questo il vero pericolo. Gente che guarda da un’altra parte, che non rispetta il modello o lo rompe oppure lo ignora.
Sai cosa ci ha dato un buon risultato? Il mito dell’unità ad ogni costo. Intendersi solo con il capo, il dirigente, il leader, il caudillo, chiamalo come vuoi. Controllare, amministrare, contenere, comprare [email protected] e molto più facile che comprare molti. Certo, e anche più economico. E anche le ribellioni individuali. Sono così commoventemente inutili.
Invece, quello che è davvero un pericolo, un vero caos, è che chiunque possa diventare un collettivo, un gruppo, una banda, una razza, un’organizzazione, e dalla sua parte impari a dire “no” e a dire “si”, e che si mettano d’accordo fra di loro. Perché il “no” è diretto a noi che comandiamo. E il “si”…uffa… questa è davvero una disgrazia, immagina che ognuno costruisca il proprio destino, e che ognuno decida cosa essere e cosa fare. Sarebbe come dire che noi siamo prescindibili, che siamo di troppo, che diamo fastidio, che non siamo necessari, che dobbiamo finire in galera, che dobbiamo sparire.
Davvero un incubo, solo che ora l’incubo è per noi! Ti immagini come sarebbe di cattivo gusto il mondo? Pieno di indios, di negri, di color caffè, di gialli, di rossi, di rasta, di tatuaggi, di piercing, di punks, di darcks, di meticci, di skatters, di quella bandiera della “A” che non ha una nazione dove comprarla, di giovani, di donne, di puttane/i, di bambini, di anziani, di pachucos, di autisti, di contadini, di operai, di prole, di poveri, di anonimi di … altri. Senza uno spazio privilegiato per noi, “the beautiful people” … la “gente bene” per farti capire … perché si vede chiaramente che tu non hai studiato ad Harvard.
Sì, quel giorno per noi sarebbe notte … Sì, tutto andrebbe per aria. Che potremmo fare?
Mmh … A questo non avevamo pensato. Abbiamo pensato, programmato e messo in pratica cosa fare per impedire che questo accada, ma … non c’era venuto in mente.
Bene, nel malaugurato caso, beh … mmh …non so … potrebbe darsi che cercheremmo i colpevoli e poi, magari, cercare un piano “B”. Certo, a quel punto tutto sarebbe inutile. Credo che allora ci verrebbe di ricordare la frase di quel maledetto ebreo rosso … no, Marx no…Einstein, Albert Einstein. Mi pare che è stato lui a dire: “La teoria è quando si sa tutto e niente funziona. La pratica è quando tutto funziona e nessuno sa perché. In questo caso abbiamo combinato la teoria e la pratica: niente funziona … e nessuno sa perché”.
No, hai ragione, non saremmo nemmeno in grado di sorridere. Il senso dell’humor è sempre stato un patrimonio non esportabile. Che peccato!
Si, non c’è dubbio: sono tempi di crisi.
Pensi di fare qualche fotografia? Lo dico per darci una sistemata, per metterci qualcosa di più decente. No, questo modello l’abbiamo già usato per la rivista Hola … ma che te lo diciamo a fare, si vede bene che tu sei un rozzone.
Dobbiamo correre subito a raccontare ai nostri amici e amiche che ci è venuto a intervistare uno così … così …così … altro. Come gli piacerà! E a noi, poi, ci darà un aria così cosmopolita …
Certo che non ti temiamo. Quanto a quella profezia … si tratta solo di superstizioni, così … così … autoctone … Sì, talmente regionali … ha,ha,ha … che bella battuta, lasciacela annotare per raccontarla ai nostri amici e amiche …
Come? … Non era una profezia?
Ah, è una promessa …
(…) (squillo dello smartphone)
Pronto, polizia? Si, per denunciare che è venuto qualcuno a trovarci. Si abbiamo pensato che fosse un giornalista o qualcosa del genere. Era così …così … altro, sì. No, non ci ha fatto niente. No non si è portato via niente. Fatto sta che adesso, uscendo dal club per trovarci con i nostri amici e amiche, vediamo che hanno dipinto con tanti colori, pieno di colori, appariscente, molto diverso, niente a che vedere con le solite scritte … No, non vogliamo che mandiate una pattuglia. Sì, lo sappiamo. Abbiamo chiamato per sapere se potete indagare per sapere che vuol dire la frase che hanno dipinto. Non sappiamo se è un messaggio cifrato o una di queste strane lingue che parlano i proletari. Sì, è una sola parola, ma non sappiamo perché ci fa venire i brividi. Dice: MARICHIWEU!
Da una qualche angolo, in qualunque parte del mondo
SupMarcos
Pianeta Terra
Gennaio 2013


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.