Ottantaquattro anni dopo l’impune massacro delle compagnie bananiere

dicembre 10, 2012

Dai primi giorni di settembre del 2012, una delegazione delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo (FARC-EP), la più antica guerriglia dell’America Latina, è seduta, all’Avana, al tavolo delle trattative per un negoziato di Pace con la delegazione del Governo Colombiano. La grande stampa della Colombia accusa le FARC dei sequestri, delle prigionie illegittime, del maltrattamento degli ostaggi tacendo molto spesso sui crimini ascrivibili alle stesse Forze Armate del Governo, il più orrendo dei quali è quello così detto dei “falsi positivi”, la pratica per cui fra i militari, stimolati a dare la caccia ai guerriglieri e a riportarne i cadaveri al loro comando in cambio di denaro, si è stabilito l’uso di inseguire qualsiasi giovane contadino nel territorio delle loro operazioni, togliergli la vita, infilargli una divisa delle FARC e andare cinicamente a riscuotere la taglia. Qualche giorno fa la delegazione guerrigliera ha divulgato questo comunicato (A.R.):

Ci è stato detto, e lo conferma il Nobel Gabriel García Márquez con la sua penna di realismo e magia, che in un villaggio della Colombia, al suo risveglio José Arcadio Secondo si era trovato a pancia in su’ nelle tenebre e in quel momento si era reso conto di stare su un treno interminabile e silenzioso, e di avere i capelli appiccicosi di sangue, e che quando cercava di dormire per salvarsi dall’orrore e dal terrore, aveva scoperto che stava sdraiato su un cumulo di morti.
Non c’era uno spazio libero nel vagone, salvo il corridoio centrale: di sicuro dovevano essere passate varie ore dal massacro, perchè i cadaveri avevano la stessa temperatura del gesso in autunno, e la stessa consistenza di schiuma pietrificata, e quelli che li avevano messi nel vagone avevano avuto il tempo di ammonticchiarli nello stesso ordine e senso in cui venivano trasportati i caschi di banane.
José Arcadio Secondo, mentre si trascinava da un vagone all’altro, aveva avuto modo di vedere i morti maschi, le morte femmine, i morti bambini che sarebbero stati scaraventati al mare come banane di scarto.
Il massacro era di una tale dimensione che il treno su cui venivano trasportati i cadaveri “era il più lungo che avesse mai visto, con quasi duecento vagoni merce e una locomotiva ad ogni estremità più una terza al centro … Sui tetti dei vagoni aveva potuto scorgere le sagome scure dei soldati con le mitragliatrici piazzate.
José Arcadio Secondo calcola che “saranno stati tremila; di certo, tutti quelli che si trovavano nella stazione”. Eppure, in quella regione, tutte le persone sane di mente, compresa la stessa moglie di José Arcadio, avevano affermato che: “Non ci erano stati morti”, che “a Macondo non era successo niente, avevano affermato con forza, e non si era trovata nessuna traccia di questo o di altri massacri di quelli compiuti dal terrorismo di Stato dal 6 dicembre 1928 fino al giorno d’oggi. Non esiste nessun giudizio chiaro e serio di chi, palazzi del regime ha generato anche la mortalità degli anni quaranta, il genocidio della Unión Patriótica, o ha colmato di fosse comuni il territorio, o ha prodotto e continua a produrre i “falsi positivi” (sanguinari crimini di guerra), omicidi e arresti contro dirigenti popolari della nostra amata patria. Piuttosto, e a maggior nocumento per la nazione, il parlamento colombiano ha promosso vari dei militari implicati in quei crimini.
Proprio come per i massacri e le sparizioni, viene negata l’esistenza dei prigionieri di guerra, dei prigionieri politici e dei detenuti di coscienza che sono già circa ottomila fra uomini e donne i quali sopravvivono stipati nelle carceri, sopportando terribili condizioni di esistenza che adesso torniamo a denunciare con un SOS, nella speranza che le organizzazioni umanitarie intervengano con carattere di urgenza.
Per tutto ciò, le FARC-EP esigono da coloro che dai grandi mezzi di comunicazione ci ingiungono di fare chiarezza e di prendere posizione sull’importante questione delle vittime del conflitto, di rendere conto al paese della loro responsabilità inoccultabile nell’imporre la tragedia bellica che ha sommerso la Colombia in una profonda crisi umanitaria, solo per compiacere gli interessi economici dei più ricchi.
Fraternamente
Delegazione di Pace delle FARC-EP
6.12.2012 – La Habana, sede dei Dialoghi per la pace della Colombia


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.