La famiglia di Alan Gross denuncia gli Stati Uniti

novembre 21, 2012

Dal 28 novembre al I° dicembre prossimi, nella città di Holguín, martoriata come tutto l’Oriente cubano dal terribile ciclone Sandy, nonostante l’urgenza di riparare i danni e di ricostruire, si terrà l’ VIII Colloquio Internazionale per la liberazione dei Cinque Eroi e contro il terrorismo. I rappresentanti di 47 paesi, fra cui l’Italia, atterreranno in questa provincia portando aiuti e solidarietà alla popolazione provata dal ciclone ma soprattutto per continuare a mantenere alta l’attenzione sul destino dei cinque agenti cubani che assolvevano all’incarico di vigilare sull’ambiguo mondo della controrivoluzione in Florida, a protezione del popolo cubano. Gerardo Hernández, Fernando González, René González, Antonio Guerrero e Ramón Labañino (e sono ormai più di quindici anni che ne ripetiamo i nomi e richiediamo giustizia presso le amministrazioni statunitensi) hanno subito ingiuste e durissime condanne per aver operato sotto false identità in territorio nordamericano al fine di sventare i numerosi e interminabili piani di destabilizzazione contro il governo dell’isola, hanno rischiato, sono stati arrestati, processati e sbattuti in galera. Ma i Cinque non sono mai stati lasciati soli: il governo e il popolo di Cuba, a cominciare da Fidel Castro che aveva subito tuonato “Torneranno”, si sono immediatamente mobilitati per la revisione dei processi, per esigerne la liberazione, per accompagnarli nelle loro galere, per dare assistenza, protezione e conforto alle loro famiglie.
Invece, a quel che sembra, la famiglia di Alan Gross, il cittadino nordamericano condannato a Cuba per avervi svolto attività destabilizzatrici per conto di un governo ostile si è sentita abbandonata e ha deciso di ricorrere alla legge chiedendo un indennizzo di sessanta milioni di dollari perché il contrattista Alan Gross, inviato a Cuba da una impresa governativa per distribuire denaro e materiale informatico di alta specializzazione alla dissidenza, con il pretesto di portare tecnologia alla comunità ebraica dell’isola, non sarebbe stato istruito e protetto a dovere nella sua missione clandestina. Scott Gilbert, l’avvocato dei Gross ha dichiarato: “La distruzione di questa famiglia è il risultato diretto di un progetto approvato controllato e amministrato dal Development International Alternatives Inc. e dal nostro governo, che aveva delle lacune fin dall’inizio e che è stato realizzato con assoluto disprezzo per la sicurezza e il benessere di Gross”. Nella denuncia presentata da Gross e da sua moglie Judy, si accusa la Dai e il governo di non aver informato adeguatamente Gross ne’ prima del suo viaggio ne’ dopo dei rischi che avrebbe corso operando per un progetto del governo statunitense e perfino di non averlo sufficientemente addestrato per una ritirata d’emergenza dall’isola.
Adesso Alan Gross è detenuto in un carcere cubano, condannato a quindici anni di reclusione nel marzo 2011. Non è difficile pensare che sarebbe stato possibile operare uno scambio di prigionieri, un tentativo portato avanti dal Ministero degli Esteri cubano “su basi reciproche”, ma si sa che gli Stati Uniti non mollano i Cinque, ormai diventati un simbolo. Gross sta pagando le spese della insensata politica del suo paese, si sente ed è abbandonato e si è deciso adesso a denunciare il suo stesso governo. Eppure le condizioni della sua detenzione sono infinitamente migliori di quelle dei Cinque, a uno dei quali viene impedito ormai da quindici anni di ricevere la visita di sua moglie considerata dalla  superpotenza mondiale come un pericolo per la sicurezza nazionale!

 


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.