Le ragioni di Cuba

ottobre 17, 2012

Il 16 ottobre 2012 resterà negli annali della storia di Cuba come un giorno davvero importante, il giorno in cui è stata sancita per legge l’abolizione (a partire dal 14 gennaio 2013) del visto di uscita dal paese per i cittadini cubani, salvo alcune eccezioni per i minorenni, i militari, i lavoratori della salute e i funzionari. L’ odiata “carta blanca”, che autorizzava il permesso di uscire dal paese, resterà come un amaro ricordo di anni difficili per molti cittadini cubani. Adesso c’è solo da augurarsi che questi stessi cittadini non debbano penare troppo per ottenere permessi di entrata nei nostri paesi.
Insieme alla notizia dell’abolizione della “carta blanca”, il quotidiano Granma ha pubblicato un editoriale che traduco per i nostri lettori, dove sono spiegate le ragioni e i perché di quel provvedimento restrittivo.
Credo che valga la pena ascoltare le ragioni di Cuba.
(Alessandra Riccio)

Per volontà comune del popolo di Cuba

“Nel caso di Cuba, il tema dell’emigrazione è stato storicamente oggetto di forti campagne mediatiche progettate e dirette dal governo degli Stati Uniti e da altre forze che in quel paese si sono opposte alla Rivoluzione fin dagli inizi, Questa manipolazione aveva il proposito di seminare la confusione nell’opinione pubblica internazionale e nel nostro popolo. Non sono state poche le vittime, anche mortali, delle drammatiche situazioni generate a partire dalla politicizzazione fatta da parte dei nemici di Cuba di questa delicata questione.
Per questo, qualsiasi analisi che venga fatta riguardo al problema dell’emigrazione cubana passa inesorabilmente per la politica di ostilità che il governo degli Stati Uniti ha sviluppato contro il paese per più di 50 anni. L’applicazione di un illegale e genocida blocco economico e il tentativo di costruire un’opposizione interna attraverso azioni sovversive e con l’utilizzo di agenti al soldo ne sono state le componenti essenziali. Questa politica comprende non solo campagne mediatiche e “furti di cervelli”, ma anche attentati terroristici, sabotaggi e aggressioni di ogni genere.
La politica di emigrazione di Cuba durante tutti questi anni di Rivoluzione, si è basata sul riconoscimento del diritto dei cittadini di viaggiare, di emigrare o di risiedere all’estero e sulla volontà di favorire le relazioni fra la Nazione e la sua emigrazione. Ma nello stesso tempo si è fondata sul legittimo diritto a difenderci di fronte all’aggressività di Washington. Le disposizioni per regolare i flussi migratori del paese sono state adottate in mezzo a circostanze imposte dalle aggressioni che su questo ambito sono state stimolate dalle varie amministrazioni nordamericane, con l’appoggio degli alleati di Miami.
Il Presidente Raúl Castro, nella chiusura dell’Ottavo Periodo Ordinario dell’Assemblea Nazionale del Poder Popular, lo scorso 23 dicembre 2011, ha detto: “… non possiamo dimenticare che siamo l’unico paese del pianeta ai cui cittadini viene permesso di stabilirsi e di lavorare nel territorio degli Stati Uniti senza alcun visto … in virtù della criminale legge di “Ajuste cubano” … e della politica di “piedi asciutti, piedi bagnati”, che favorisce il traffico di persone e ha provocato numerose morti di innocenti.
Fin dagli inizi della Rivoluzione, il nostro paese è stato vittima della deprivazione indiscriminata dei suoi professionisti. Più della metà dei 6.000 medici che avevamo in quel momento, sono emigrati fondamentalmente negli Stati Uniti. Anche un gran numero dei migliori ingegneri e tecnici fu incoraggiato ad emigrare con lo scopo di impedire lo sviluppo economico e sociale della nazione. A queste azioni si sarebbe aggiunto più tardi, fra l’altro, il programma di visti per professionisti della salute cubani, messo in pratica da Washington nel 2006 con obbiettivi simili.
Per questa ragione, finché si manterranno le politiche che favoriscono il “furto di cervelli”, finalizzato a privarci delle risorse umane imprescindibili allo sviluppo economico, sociale e scientifica del paese, Cuba si sentirà obbligata a mantenere i provvedimenti utili a difendersi su questo fronte.
La doppia linea di condotta e il carattere inumano di questa politica che da una parte stimola l‘uscita illegale dal paese, e dall’altra ostacola la possibilità di emigrare in maniera legale, ordinata e sicura, ha avuto la chiara intenzione di convertire i cubani che desiderano stabilirsi in altri paesi, in presunti oppositori politici e in un fattore di destabilizzazione interna.
Come conseguenza di questa irrazionale e irresponsabile politica, durante tutti questi anni si sono verificate varie crisi migratorie: Camarioca nel 1965, il Mariel nel 1980 e la crisi dei “balseros” nel 1994.
Nonostante tutto Cuba ha dimostrato la sua permanente disposizione a cooperare nella ricerca di soluzioni ragionevoli per questo complesso problema e ha lavorato alacremente per normalizzare le relazioni con i suoi emigrati, per favorire la via di una emigrazione ordinata e sicura e anche per facilitare i viaggi dei cittadini all’estero per questioni private.
Le nuove misure migratorie annunciate per decisione sovrana dello Stato Cubano non costituiscono un fatto isolato, ma si iscrivono all’interno di un processo irreversibile di normalizzazione delle relazioni dell’emigrazione con la Patria.
L’immensa maggioranza dei cubani che risiedono in più di 150 paesi mantiene rapporti stabili con la Patria e con i propri familiari, si oppone al blocco e non desidera che venga applicata una politica aggressiva contro il suo paese di origine.
Nel congedare sua Santità Benedetto XVI, il 28 marzo scorso, il Presidente cubano ha dichiarato: “Riconosciamo il contributo patriottico dell’emigrazione cubana, dalla partecipazione decisiva alla nostra indipendenza degli operai del tabacco di Tampa e di Cayo Hueso e di tutti coloro che hanno sostenuto gli aneliti di José Martí, fino a coloro che oggi si oppongono a quelli che attaccano Cuba e manipolano il tema dell’emigrazione a fini politici. Abbiamo sostenuto prolungati sforzi verso la normalizzazione piena delle relazioni di Cuba con la sua emigrazione che rivela amore per la Patria e per le proprie famiglie e continueremo a sostenere questa volontà comune della nostra Nazione”.


Articolo di Alessandra Riccio

Alessandra Riccio ha scritto 173 articoli su Latinoamerica.