Ancora prepotenze

ottobre 6, 2012

Quando quattro anni fa, a Fiumicino, un funzionario di una compagnia di volo statunitense mi ha impedito di viaggiare a Lima, in Perù, perché il volo implicava la sosta di un’ora ad Atlanta e il mio passaporto, già digitalizzato, non comprendeva ancora l’identificazione digitale, ho pensato che fosse il colmo: mi avevano impedito di volare al momento dell’imbarco e mi avevano fatto perdere un biglietto costoso. Mi era parso un abuso inaudito. In seguito ho seguito le vicende del giornalista colombiano residente a Parigi, Hernando Calvo Ospina, di cui ho scritto già su questo Taccuino e che oggi è, ancora una volta, la pietra dello scandalo.
Qualche mese fa Hernando è stato lasciato a terra all’aeroporto di Madrid perché il suo volo all’Avana, senza scalo, avrebbe sorvolato per un breve tratto il territorio USA e il nostro giornalista è considerato un pericolo per la sicurezza nazionale del paese più potente del mondo.
Ma, per la nevrosi yankee, non bastava ancora: adesso esigono che le compagnie europee, per qualsiasi volo che passi sui cieli nordamericani, forniscano al Dipartimento di Sicurezza del Territorio Nazionale la lista completa dei passeggeri e si riservano il diritto di lasciare a terra chi ha già acquisito il diritto di viaggiare con l’acquisto del biglietto.
Non esiste nessuna legge o accordo che autorizzi questa prepotenza e questa violazione dei diritti alla privacy ma, naturalmente, questo non è un ostacolo per la potenza più pre-potente del mondo. Le compagnie aeree, da parte loro, fanno finta di niente e non informano i loro viaggiatori del fatto che i loro dati vengono inoltrati alle autorità statunitensi e tantomeno del rischio di vedersi rifiutare l’imbarco quando si è già in aeroporto e con le valige in mano. Questo sopruso riguarda i viaggiatori che vanno a Cuba con partenza da Spagna, Messico e Canada, ma la questione, in questo momento, è attuale soprattutto nell’Unione Europea che, fino ad ora, sembra aver scelto di fare il pesce in barile e di lasciare che se la sbrighino le compagnie aeree le quli non possono e non vogliono rischiare di non potersi levare in volo a causa delle limitazioni illegali imposte dagli Stati Uniti. Eppure, si tratta di una questione di sovranità nazionale e i paesi europei farebbero bene a ristabilire questo principio sacrosanto.
Alessandra Riccio

Articolo di Alessandra Riccio

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