Evo pensa ad un referendum revocatorio per superare la crisi

agosto 4, 2009

Il presidente boliviano Evo Morales ha deciso e gioca il tutto per tutto: sottoporrà la sua stessa carica ad un referendum revocatorio sul modello di quello introdotto per la prima volta nella costituzione venezuelana del 1999. Questa permette alla popolazione di esprimere la sfiducia, e quindi destituire, tramite referendum popolari, ogni carica pubblica. In un breve discorso a La Paz Morales ha sostenuto che il revocatorio coinvolgerà la sua carica di presidente, “se perderò me ne andrò”, ma anche gli onnipotenti prefetti, che hanno finora sempre remato contro ogni cambiamento, oltre alla nuova Costituzione, violentemente osteggiata dall’opposizione e al modello neoliberale stesso.

Quella di Evo Morales è una giocata disperata. Disperata perché è evidente che l’assemblea costituente (il grande progetto di cambiare e democratizzare la Bolivia) ha visto fin dall’inizio il governo sulla difensiva di fronte all’aggressività politica, verbale e fisica dell’opposizione che, soprattutto nelle provincie più ricche del paese, è disposta a tutto, anche alla secessione, perché nulla cambi.
Le prime reazioni dell’opposizione sono tutte positive. Pensano, e in parte hanno ragione, di avere messo Evo in un angolo. Da Miami, il prefetto conservatore di Tarija, Mario Cossío, tra le figure più visibili dell’opposizione, si è detto entusiasta del referendum. Ritengono di star vincendo il braccio di ferro ingaggiato fin dal primo giorno con l’obbiettivo di eliminare definitivamente quell’anomalia per loro intollerabile di un paese con tre quarti di popolazione indigena che per la prima volta nella storia è presieduto da un indigeno.

Lo stallo senza via di uscite della Costituente, sfociato in numerosi episodi di violenza, e gli insistenti rumori di sciabole, hanno costretto Evo a una decisione che deve essere considerata indice di estrema gravità della situazione. In Cile, nel 1973, Salvador Allende aveva deciso di convocare un referendum simile proprio il giorno del colpo di stato. Augusto Pinochet preferì anticiparlo considerando pericoloso un plebiscito che riteneva che Allende potesse vincere. Oggi l’opposizione boliviana si ritiene più forte, accetta la sfida democratica del plebiscito, e già questa è un passo avanti. E il risultato non è ancora scritto.

fonte per approfondimenti: www.gennarocarotenuto.it

 


Articolo di Gennaro Carotenuto

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