EVO MORALES DENUNCIA “LA GUERRA SPORCA DELL’IMPERO CONTRO L’AMERICA LATINA”

agosto 4, 2009

Gennaro Carotenuto
(04 agosto 2009)

Il presidente boliviano Evo Morales, presentando la fondamentale legge sull’autonomia indigena, che mette il paese andino all’avanguardia nel mondo per la difesa dei diritti delle comunità native, ha denunciato “la guerra sporca che viene dall’impero statunitense” contro i governi integrazionisti latinoamericani e in particolare “contro quello venezuelano ed ecuadoriano con l’obbiettivo di delegittimare i presidenti legittimi, in particolare con campagne diffamatorie che tentano di legarli alle FARC colombiane” ed ha attaccato il probabile successore di Álvaro Uribe in Colombia, Juan Manuel Santos, “una minaccia per tutto il continente”.

Per il presidente boliviano, contro il quale fin dalle origini della carriera politica sono state montate campagne diffamatorie per l’essere stato sindacalista dei contadini della coltivazione tradizionale della pianta di coca e che ha visto nel corso del suo mandato finanziare dagli Stati Uniti movimenti eversivi e secessionisti di estrema destra, fin troppi sono gli elementi dell’incrudelirsi di una nuova guerra sporca. Ha ricordato, tra gli altri esempi, il colpo di stato in Honduras contro il governo di Mel Zelaya e la campagna di accuse contro il presidente guatemalteco Álvaro Colom per la morte di un avvocato.
Secondo Morales il motivo di questi attacchi è proprio l’avanzamento dei processi democratici nei paesi integrazionisti: “tanto più avanzeremo nel restituire al popolo il controllo dell’economia tanto più dovremo subire questi attacchi”.

Le parole più dure però Evo Morales le ha riservate al precandidato delle destre colombiane ed ex-ministro della difesa di Álvaro Uribe, Juan Manuel Santos: “se dovesse vincere le elezioni presidenziali sarebbe un vero pericolo per la pace nella regione già che questo signore [nella logica più ortodossa della guerra al terrorismo di bushiana memoria] ripete di avere diritto di attaccare militarmente i paesi vicini come già fece quando nel marzo 2008 attaccò il territorio ecuadoriano”.
La Colombia, con Uribe o con Santos, dimostra di poter sempre più essere una enorme Guantanamo (la base militare illegale statunitense in pieno territorio cubano) puntata contro l’America latina. Questo fine settimana, mentre Evo Morales denunciava le sue preoccupazioni, è giunto con tutti gli onori a Cartagena il capo del Comando Sud statunitense Douglas Fraser. Il generale nordamericano dovrà gestire il passaggio delle tre enormi basi concesse dalla Colombia agli Stati Uniti come rappresaglia politico-militare alla decisione ecuadoriana di chiudere l’enorme base di Manta in osservanza alla nuova Costituzione del paese andino.

Oltre a quello boliviano i governi del Brasile, Venezuela, Ecuador, Cile e Nicaragua, e lo stesso Consiglio di Stato colombiano, hanno finora espresso la loro preoccupazione e il loro dissenso per la scelta di Bogotà. In particolare il Ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim ha messo in chiaro che “le basi non rispondono a una logica bilaterale colombiano-statunitense ma nella loro sproporzione rappresentano una preoccupazione per tutto il continente” e che “la Colombia non è stata finora né chiara né trasparente sui motivi di una così importante presenza militare straniera”. Di questo si parlerà il 10 agosto a Quito nel Consiglio di Difesa Sudamericano. Ma Álvaro Uribe ha già fatto sapere che non ci sarà.

fonte www.gennarocarotenuto.it


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