La bandiera del socialismo

agosto 1, 2009

In una delle sue Riflessioni, il “compañero Fidel” sosteneva il diritto di Cuba a sostenere la bandiera del socialismo, a mio modo di intendere, proprio quello straccio rosso che Pasolini si augurava fosse sollevato da terra dal più povero per tornare a sventolare, per quanto impolverato. E’ la bandiera della Rivoluzione cubana che ha raggiunto l’incredibile traguardo dei cinquanta anni in un esercizio di resistenza che ha dato coraggio a tutta la regione che le riconosce un ruolo guida per le trasformazioni in atto. Questa bandiera è oggi nelle mani di intere popolazioni dal Venezuela, alla Bolivia, all’Ecuador e non solo. Il recente sollevamento a Bagua, nell’Amazzonia, contro i tentativi di svendita del territorio allo sfruttamento mercantile, è solo l’ultimo degli esempi.

Essa va accompagnata da ideali di integrazione e solidarietà fra i popoli e da un sentimento inflessibile di antimperialismo, un sentimento che non è un frutto dell’impotenza invidiosa dei paesi latinoamericani rispetto al benessere del potente vicino del Nord, ma la conseguenza di una più che secolare esperienza e di un’analisi politica che condividono con il Premio Nobel e drammaturgo inglese recentemente scomparso, Harold Pinter che, nella Conferenza dei Balani promossa dal Comitato per la Pace del 10 giugno del 2000, dunque ben prima del tragico 11 settembre 2001, dichiarava: “Nel mostrare il loro disprezzo per le Nazioni Unite e la Legge Internazionale, gli Stati Uniti hanno aperto la via a più oltraggi alla morale, più , più dimostrazioni della loro indifferenza al destino di migliaia e migliaia di persone, più bugie, più stupidaggini, più sadismo casuale, più distruzione […] Noi siamo di fronte a una macchina brutale, spietata e malvagia. Questa macchina deve essere riconosciuta per quello che è e affrontata”. Alla luce di quanto sta accadendo in America Latina a partire dalla resistenza cubana, Chomsky fa notare che il controllo imperiale esercitato con la violenza e con la guerra economica “sta cedendo il passo all’indipendenza e all’interdipendenza che segnano una nuova dinamica nelle relazioni fra il nord e il sud […]. L’America latina –conclude- è diventata la regione più progressista del mondo”.
Molti sacrifici, molte battaglie, molti errori, molti straordinari successi hanno lastricato la strada percorsa in cinquanta anni dal popolo cubano, ed è ingiusto condannare gli errori e tacere dei successi. Il processo rivoluzionario cubano (e quello venezuelano, e quello boliviano, e quello ecuadoriano, ecc.), come dice Eduardo Galeano sono processi umani, e pertanto, sporchi del fango umano.


Articolo di Alessandra Riccio

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